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coppia
Poesia di Antonio Gulli
Con il sole anche di notte

Se c’è un colore che vedo di notte è il rosso.
Se c’è un colore che vedo di notte è il verde.
Se c’è un colore che vedo di notte è l’azzurro.
Perfino il marrone non manca all’appuntamento della notte: c’è!
Non parliamo poi del bianco. Esiste!
La luce ruba la notte.
Ma la luce di quel lampione ha avuto paura. Ha scelto il punto più alto: è la luna.
I chiarori e le ombre siedono al tavolo del negoziato della mia passione per l’immaginazione: i capi – in disparte – ne aspettano l’esito.
Quale immagine verrà a soccorrere la tela del pensiero irrequieto?
Quale furto incontra la più quieta serenità nel momento in cui vedo te che rubi alla notte il colore?
La guerra è morbida e si sfilaccia nel disciogliersi dei colori che mancano.
Che mancano tra te e la luce.
Se c’è un colore che non vedo di notte è il nero.
Tutto è nero. Il nero si nasconde.
La vendetta del nero è sempre in agguato.
Il buio è il suo principale alleato.
Ecco il nero. Il nero?
Quella sagoma ha prestato il fianco alla visibilità di ciò che c’è ma non si vede.
Il nero si veste.
Armato di scalpello e carezza di pennello adesso si fa scultore e pittore.
Traccia forme. Modella corpi. Costruisce ombre. Si infila nelle pieghe più azzardate.
Lì è più facile la sua vittoria.
Sulla pelle ha più gioco. Si cancella.
Il nero ruba.
Il nero non vuole i colori. Non cerca altro impasto di virtù.
Il nero vuole la luce. La desidera. La sogna.
Il nero cerca la sua morte.
Impossessato dalla sua potenza non accetta misteri.
La tragedia quotidiana non ammette altro epilogo: il narratore non ha avuto immaginazione
La potente luce contro l’orgoglioso nero: quanti arcobaleni di grigi dovrò attraversare?
Quanto nero? Il buio conosce la vulnerabilità di questo Dio.
Mai la mia vista vede come stanotte il tuo farti corpo tra corpi, movimento tra movimenti, tepore nell’aria.
Hai saputo prendere tutte le mie battaglie nella mano morbida del tuo corpo.
Hai posseduto colori e neri a tuo piacere.
Hai distinto la tavolozza della fantasia.
Hai messo a morte l’indifferenziato.
Adesso tutto c’è!
Finalmente.
Tu!