Storia n.2
di Tony Basili
E ancor racconto, ma tanto ne resta,
e dico quel che mi capitò una volta,
che m’ero illuso che con un po' di testa,
avrem potuto nel paese dare una svolta
e così dissi al prode il quando e il come
avremmo dovuto prendere la scolta:
non si dovea brigar per i voti a some,
ma di scelte menti, si dovea invece fare
un consiglio, di persone pur senza nome,
ma che sapessero almeno un po' parlare
e non stessero in attesa come somari
ai quali dare un cenno per ragliare.
Ma…lui pensò subito ai suoi compari
che avrebbero eseguito il suo comando,
pur nell’agone, e tanti nuovi ripari
ne avrebbe avuto ancor, però il bando,
fece come dire, il giro del paese,
che crede'che il rais mutasse in blando,
senza sol fare i cazzi suoi, e pur le difese
di tutti avria in cor avuto, amministrando.
E stemmo a far la lista per un mese,
in cui, tra le buone teste, io puranco,
doveo star con lui, ma per le sue pretese,
non potea tener uno come me a fianco,
e così la fece, con quelli che aveo inteso,
per scansare ancora chi proprio l’avvio
dato avea per rinnovar, ma non ne fui leso,
che con delle persone che mi parver sane,
la minoranza fei, e ne restò offeso,
ché c’era qualche suo parente e strane
offerte gli fe’ per lasciarmi solo,
volendomi mandar proprio a puttane.
Così il tal tizio che avea preso il volo,
p’esser tornato da guerra con le gambe,
e volea che ognun di noi fosse a nolo
del suo ufficio, altrimenti le rampe
avria preso, e senza lavoro, sulla schiena,
tenne molt'anni il paese ancora a catena.
E tanto fece che ne contai quarantotto,
poi come ho raccontato finì di botto
12.1.25
