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    Poesia di Tony Basili
    Sosta dei naviganti (forse Ulisse..)

    Giunse con la nave spinta dal vento
    Ad un’isola rossa di orridi scogli
    E la fin pensaro dei patimenti
    Di fermarsi colà, se mai di mogli
    Trovassero traccia che tal dementi
    Diventati eran e come ebeti spogli
    da infierir spesso ognuno con se stesso
    Ch’ il desio era arduo tener represso.

    Tra le rupi si vedea una gran cava
    Con dei bei stipiti da parer abitata,
    Chissà se trovar quel che mancava,
    Chè era la smania forte e dissennata
    E putrida era ormai la vecchia nave
    Che per il mare vagava incontrollata:
    Certi erano di trovare qualcosa
    Per placare la gran voglia amorosa.

    Entrarono tutti in un antro enorme
    Ed armenti videro belli grassi
    Più certo dei loro e poi dell’orme
    D’un piede gigantesco che nei passi
    Faceva dieci e più delle lor forme
    E una grande tavola su dei massi
    Sì che ad uscire si volsero all’istante
    Ma già uno riverso s’era a una belante.

    Risero tutti appena l’ebbero scorto,
    Ch’era Evandro che tenea una pecorona,
    E ansimava ilare e con trasporto,
    Coricato sul paglione chè risuona
    Di risate la cavità: ognun è risorto!
    Nell’antro ci si mette a far la cosa
    E ciascuno s’accatta una compagna
    Per estinguer il desio che magagna.

    S’erano messi a fottere con ardore
    Che s’udì fuor dell’antro un borbottare
    E non ci fu più lume a quel furore
    a pararlo fu un gigante coll’ entrare
    E il belio accrebbe l’ansia e il calore
    commisto a degli amanti all'ansimare,
    Che un colosso orrido era entrato
    Ed il gregge verso lui s’era adunato.

    Gli uomini eran rimasti a quattro zampe
    E ben si videro isolati all’improvviso,
    Tentaron quatti di darsela a gambe,
    Fu lesto quei a prenderne uno e il suo viso
    Fu prima che di spavento s’imbiancasse
    Sgranocchiato da quell’orride canasse.

    25.7.07

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