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Poesia di Tony Basili Roma come era
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 Poesia di Tony Basili
Roma come era

Roma si è stesa sulle messi d’oro
per il piano a macchia fino al mare
sulle radure ove ardea il lavoro
or sorgono palazzi d’ un alveare.

La macchia d’Ostia è di tronchi scuri,
ove il fuoco spesso spicca doloso,
che apre ai costruttor spazi sicuri,
Ed alle ruspe e altro scopo dovizioso.

Il cemento invade tutto quel che resta
della terra antica, chi se la ricorda?
E tu che tra detriti langui Vesta,
come a vedere ciò rimaner sorda?

Come lasciare che scenda sì in basso
L’Urbe come faro del mondo ritenuta,
e la provincia che pare un ammasso,
che dei campi di grano è sprovveduta.

Se è così presto torneremo sul monte
ove ho lasciato anch’io la casa vuota
per scendere in città, tra gente ignota
Aspettami paese mio, ho le gambe pronte.

Il tramonto di fuoco tra i tuoi pini
l’ammiro sempre, Roma, a bocca aperta
e per l’Appia, l’anima è alla scoperta
del lume antico irradiato dai Latini.

Ma tutta questa folla che s’adagia,
sempre in festa, a zonzo a far niente,
per le tue strade, tutta questa gente,
che potrà fare un dì, che cosa mangia?

Se te ne vai a lavorare i tuoi campi
sei pazzo, una strana mosca bianca,
ognuno è a mani in tasca e non si stanca,
di zappa o di gravina, non s’ha scampi.
43/9.1.04

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