Poesia di Tony Basili - Troilo e Criseide
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Poesia di Tony Basili 
Troilo e Criseidehttps://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/04/A_Scene_from_Troilus_and_Cressida_-_Angelica_Kauffmann.jpg

Non è figlia di Crise ma di Calcante

Quella che Shakespeare mette a Troia

Che 'l padre dei greci è vaticinante

E lei è rimasta con lo zio ma ne ha gioia,

Chè è altera bella ed ognun la vuole

Ma lei mira in alto e non spreca parole

Per chi quando torna dalla battaglia

Vorrebbe lei ch’è bella come Elena

Per averne conforto, ma lei solo vaglia

Chi possa darle non una catena

Ma pregio e dignità da gran signora

Come Elena, che a Troia, pure si onora.

Lei è Criseide che sul suo verone

È ogni giorno ad attenderne il ritorno,

lo vede bello, gli sorride e l’emozione

non le consente di dire che “buongiorno!”

a Troilo gagliardo il figlio giovinetto

di re Priamo , ma in guerra già provetto.

Quando torna con le armi rosso

Di polvere mista al sangue del nemico

Lei vorrebbe magari saltargli addosso

Per dargli conforto, ma ci vuole un amico

Che lo tenti dicendogli quanto lo ama,

E che vorrebbe star con lui che brama.

Infine lei è la figlia di Calcante

Che in ostaggio è dei potenti greci

E n’è diventato augure sì zelante

Che tutti a lui si volgono con preci

Per aver dei responsi dal dio Apollo

E saper quando avverrà di Troia il crollo.

E lei trova l’amico nello zio Pandoro

Ch’è tramite dell’ affetto del ragazzo

Che iniziò a frequentar sicchè il decoro

Ne accrebbe e la bellezza, ed or n’è pazzo

E da lei ora va tornando dal campo

E per valor del fratello è lo stampo.

Troilo è un giovin forte e ben messo

Alto quanto Ettore ma assai diverso

Che con le armi che tiene pronte appresso

Non fa sconti di sorta come immerso

In una foga che tronca senza posa

Le membra senza pietà ed ogni cosa.

Ma quando poi è finita la battaglia

È tanto giovane e così innamorato

Che Criseide se lo gode e tra la paglia

Lo tiene tra le sue gambe attorcigliato,

E non sa distaccarsene il ragazzo,

Che dopo la lotta va da lei a razzo.

La guerra intanto dopo sette anni

E’ in stallo sì tanto che il prode Ettorre

Una sfida lancia con tanto di banni

Per chi dei greci a lui si saprà opporre

E nel campo greco appaiono smarriti

Chè Achille si burla di tali inviti.

Il pelide resta in tenda assai inquieto

Perché privato l’han della sua schiava

Che Agamennon si è presa con decreto

Per rimpiazzar l’altra che tanto amava,

Figlia di Crise , gran sacerdote d’Apollo,

Che a Troia riconsegnò, pena il tracollo.

Per questo il campo greco funestato

Fu da mali e danni d’ogni sorta

Perché Crise sebben si fosse protestato

Sacerdote di Febo fu messo alla porta

E dal dio ebbe che sul campo greco

S’abbattesse ogni mal che come cieco

Recise questo e quello, finchè questa

Riconsegnata fu al padre sacerdote

Ma non sortì la pace, chè più presta

Fu l’azion che come sferza percuote,

Per il ratto della schiava di Achille

Ch’or s’ astiene dalla lotta e fa faville.

Ed i greci non sanno chi contro il troiano

Mettere, ch' è noto d’Ettorre il valore

E di convincere Achille par vano

Chè scaccia tutti quanti il suo rancore

E Ajace designano allora pe’l duello

Che tronfio va in giro come un cammello.

Si rode Achille perché il campione

Non è più lui dell’esercito greco

E c’è Ulisse a propagar l’opinione

Che del valore e della gloria fa spreco,

Ché lasciando fare ad Ajace quel duello,

La sua fama finirà in un bordello.

Però lo scontro inizia tra i campioni,

Ad Ettorre si fa contro il grande Ajace,

Ma lui è d’Esione figlio e non son buoni

I duelli tra cugini, chè al dio non piace,

Sicché dopo uno sferraglio posan le spade

E l’animosità tra i gruppi così cade.

Calcante in quell’ambito è a dire

Che un termine occorre al guerreggiare

E perciò Antenore a Troia restituire

Bisogna, ch’ è in grado di negoziare,

chiederà in cambio Criseide sua figlia

Che certo ubbidirà al suo batter di ciglia.

Si conviene per l’incarico a Diomede

Che dovrà andare a Troia per lo scambio

Portandovi Antenore perché Criseide

Possa tornare da suo padre in cambio.

Ma non si rendon conto tutti quanti

Che Troilo con Criseide sono amanti.

Paride è ad che accoglier l’ambasciatore

E sa ben che non posson porre veti

E della decision si fa latore

Nei confronti di Troilo perché cedi

E non faccia al ben di tutti resistenza

E consigli pur a Criseide ubbidienza.

Ma lei non vuol che n’è innamorata

Tanto di Troilo e vuol restare sua

E piange e langue, cuore lacerato,

che lei vuol esser sua, sempre sua,

ma non ci si può opporre alla ragione

di quella guerra e lei n’è condizione.

Così gli amanti alfine si separano

Tentando di giurarsi fedeltà,

Ma gli scambi così li allontanano

Che ognuno non sa dove finirà,

Ma a ogni modo dicon si rivedranno

E quindi lei e Diomede se ne vanno.

La guerra poi riprende con violenza

Ed Ettorre con Troilo fanno strage

Di nemici e non c’è alcuna parvenza

Di pietà e così che agli dei più piace

Ed in uno scontro pure Patroclo perisce

Per man d’Ettorre e Achille s’inasprisce

E giura che scenderà presto in battaglia

E d’ Ettorre prenderà certo le spoglie

E non c’è Ajace che possa fare faglia

Al suo valor, che ognun se vuol, lui coglie,

Ché lui ha l’orgoglio dell’ invincibile

Ed il rancore per l’amico è insostenibile.

Come leone che entrato in un recinto,

D’improvviso il gregge scanna e rompe,

Così Achille dal gran rancore spinto

Tra i troiani infuria sanguinario ed incombe

Come una falce di vento impetuoso

E teste e braccia trancia rovinoso,

E anche Ettorre non lungi pure impazza,

Anche lui, di sangue acheo sporco,

Ch’è sceso in armi, sebben come pazza

Predetto avesse Cassandra che all’orco

Ammazzato sarebbe finito il suo sposo,

E non sentì Andromaca, lui sdegnoso.

E stato ucciso Ettorre, che rovina!

Di Troia si prepara così il crollo

E Troilo c’ha subito la rapina

Della sua amata or cerca non satollo

Di trovare Diomede che dei suoi regali

Si fregia come suoi e son pugnali.

Comprende che Criseide ormai lontana

Si è data a Diomede ch’è suo signore

E pensa a quel ch’è stata, gran puttana,

ma il pensiero certo fa un poco orrore,

ché la donna come merce vien trattata

e dall’amore di qualcuno è confortata.

Così finisce questa storia d’amore,

Non solo tal, ma di guerra feroce

Che ovunque porta strage e dolore

Ed ogni cosa tinge oppure cuoce

Ma non insegna granché a chi ci sguazza

E per denaro o follia ancor si ammazza.

4.3.2018

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