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ORESTE

 
Sulla tomba del padre

Libagion Elettra offria

e la madre Clitennestra

causa è del suo penar,

E il ben per chi amava,
e pe’l fratello Oreste,

Chiedea agli dei del ciel.

Ma appena compiuta

l'ombra è insoddisfatta:

“per chi ha in odio Egisto,

tu devi ancora libar!

Che fu di lei compagno

a trucidar tuo padre,

poi devi,o fiero cuore,

Ancor fare una cosa,

Vendetta non pietosa

Hai da prendere pe’l duol

Che lui ti procurò.”

Non devi aver pietà

per chi t'uccise il padre,

scontar deve le pene

Pe’l danno che ti fé.”

C’è una recisa ciocca

Di bei capelli neri

Deposta sulla tomba

Forse da un forestier,

Che la portò pietoso,

Per onorar Oreste,

Un segno rispettoso,

In segno del suo duol.

e c'è di alcuno un’ orma

Chissà chi la lasciò

e pare della forma,

tal del fraterno pié.

Dacché traggo speranza

Che un dio forse pietoso

Appresti il vendicar,

Del padre e marito incauto,

Che un’aspide finì…..

“Son io, mia cara Elettra,

Son io, son il tuo Oreste ! -

son giunto qui, ché il dio

chiede per le funeste

Azioni dei due turpi

Un giusto vendicar.”
La madre prevedé

Questo momento truce

con un sogno assai strano,

Di partorire un serpe,

Che con letale bocca,

Le poppe le succhiò…

“Son qui o mio signore ,

son giunto da viandante,

Ché una triste notizia

Vi debbo riferir…

Lungi , Oreste, da casa

Mi disser ch’era· morto.

Non spiaccia se vi porto

Questo nunzio feral. “

“Ma chi sei tu che annunzi

Questo evento strano

Ma forse è solo un vano

mezzo per impietosiri !...”

Sì ucciso Egisto, giace,

in un lago di sangue

Ed il suo corpo langue

E infiamma l’uccisor.

Poi giunge Clitennestra,
che il suo amante Egisto,

Vede scannato e tristo,

E sente la sua fin.

“O figlio, cosa hai fatto?

è questo sen che vedi

A darti il latte un dì. .

Osar non puoi tu tanto…

Trafiggere tua madre…

Ché rabide le erinni

Dovrai· tu poi subir.”

“Non sei più tu mia madre,

Perché m’hai ucciso il padre

E con il vile Egisto

Fosti· qui a trescar.

In questa casa mia,

Che fu strappata al padre

Inver mi spiacque molto

che m'aveste a privar.

Accanto a lui pertanto

Tu troverai la fine

È la giustizia infine ,

A cui Apollo mi dié .

Non posso risparmiar,

Chi con delitto atroce ,

La mia grande radice

Stroncò senza pietà.”

Immersi son gli amanti,

Nel sangue, in un sol bagno,

Oreste è andato a segno,

Ed or ne impazzirà.

S’offusca la sua mente,

E l’occhio, pur s’oscura,

Che furor fuor misura,

contro la madre indegna,

tal ebbe a concepir.

Ma non per sua natura,

per colpa antica e scura,

Che il fato tramandò.

Ognun per sé conduca

L’andar· come gli pare

Ma vano è il suo sperare

Ché il fato stia a pietir.
27.3.2000

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