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    Poesia di Tony Basili
    Irrequietezza


    137)

    Non so, non so e vado ognor cercando

    Nel volto della gente in cui m’imbatto

    E vuoto vedo negli occhi e un lacrimando

    Andar innanzi or a petto in fuori o quatto,

    Ma incespico dovunque vaneggiando

    Che non so se subir ancor il ricatto

    Se debba sostener fino a fondo il morso

    Per attinger chissà dove l’ultimo sorso.

    Non so, non so e quando la tua fede

    Incontro, che mi pare fantascienza,

    Mi raccolgo per capir perché si crede

    E paletti vedo di fragile credenza

    Che servono a delimitar, per chi procede,

    Il sentiero che va senza una scienza

    Avanti verso l’illusione che sostenta

    L'idea di cui si gode o si paventa.

    Non so, ma vorrei, e quanto pianto vano

    Ho lacrimato sul tuo uscio ch’è serrato,

    E l’ho battuto che mi sanguina la mano,

    invocando ora piano ed or concitato,

    ma inutile cercar fin dal sultano

    che ti concede non già perch’è pregato

    ma seguito a sperar ancor che scriva

    per scordar qualcosa che non m’arriva,

    E guardo avanti, ma pare un sogno tutto

    Di quelli che si fanno a pancia piena,

    ma avevo l’ali, ora al sole mi butto

    E sento vibrar un che nella schiena

    Come una cosa che di colpo, asciutto

    Mi fa valicare il mar e sulla riviera

    Mi trovo a planar immerso nella brezza

    Che mi dà un'indicibile dolcezza.

    Ma poi mi trovo solo sulla riva

    perlustro intorno e non vi trovo niente

    Che possa dar un senso alla deriva,

    trovandomi ove non c’è ombra di gente

    o se appare, mi pare muta e schiva,

    o che blatera come fuor di mente,

    e mi rinchiudo a riccio tra la sabbia

    cercando di smaltir la muta rabbia.

    Ma la vita è bella piena d’interessi

    Che si coltivano nei prati e col lavoro,

    si fanno scoperte mostrate nei congressi

    e ci s'intitola un azzimato concistoro,

    finendo  col vantar che siam ben messi

    sulla strada che ci darà ristoro

    e così proseguendo con la fantasia

    qui siamo giunti che par chiusa la via!

    Ma cosa si può far per questa crisi?

    aspettiamo sulla sponda che ci passi,

    sperando che comunque i campi elisi

    ci spettino per diritto perchè lassi

    vi saremmo giunti come cenci lisi

    che il vento lacera in cento scassi

    e ci tufferemmo nel sozzo gorgo

    dal quale s'è  destino forse risorgo...

    Ma io sono proprio qui, che mi fa pena

    Questo tentar d’andare verso il nulla

    Ed a girarmi intorno non ho più lena

    E vedo che l’error fu dalla culla,

    Nascer e porre tutto sulla schiena,

    Per tirare avanti nell’illusion fasulla

    Che ci spetti infin una mangiatoia

    Dove si giunge con qualche scorciatoia.

    Così sto qui né ancor un passo muovo

    Su questo colle alto, dove il sole

    Mi inebria con la quiete che vi trovo

    Mi porta sollievo, se tra le aiuole

    Vado con te per mano e ciò che provo

    Mi dice ch'è la meta...e non son fole!

    Ma questo credo duri quanto il giorno

    va avanti a strumentar e poi c’è lo scorno!

    C’è un’altra cosa, pur magari bella,

    ma non si addice alla tua natura

    che a volte par semplice, ma poi fella

    muta e non sa tenersi sempre pura

    che spesso l'esigenza l’affardella

    e col benessere il vizio la snatura,

    ma uno sprazzo ancor ho del ben che avevo

    e non so se val riaver, o perché lo devo.

    Eppure a te m’affido, che tutto vedi,

    Solo a te infinita grande luce

    Che in tutto ciò che penso mi procedi

    E di questo ritornar di taglia e cuce,

    Mantieni il dominio e lo possiedi

    Sapendo dove il passo ci conduce,

    Ma pur dovevi dirmi che quest’uomo

    Non conta un fico. Forse per il pomo?

    Se a camminar, sempre in un posto

    mi ritrovo, quando d’andar son lasso

    e volgendomi al cielo, dicessi or sosto,

    aspettando che mi spinga un altro passo

    ed intanto al taccuino che ci ho accosto

    scrivessi qualcosa ed altra scasso

    e chiedessi così a cosa serve andare

    ed a cosa serve il cammin segnare...!

    Il cielo guardo, è bello qui vagare,

    Indugiarsi sull’onda dei miei boschi

    Che con le cime vanno a digradare

    Fin giù ai piani del Cavaliere, foschi

    Di nebbia e brume ed il suo alitare,

    E lungi da qui, no! Che il cor s’attoschi!

    2.12.08

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