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    Poesia di Tony Basili
    Il mio colle

    Io sono quei che nasce da quel colle,
    che anzi s'erge in "monte" da quel piano,
    del Cavaliere, dalla terra molle,
    dal il Turano, che nasce non lontano,
    in una verde forra della Portella,
    ove Orlando, con Bovo il marsicano,
    con gran fendenti fu ad aprir la cella
    per bloccare il razziator pagano;
    e tanto dura fu quella procella
    che una selva lacerò, brano a brano,
    come neve, che dall'alto, in freddo mese,
     si sloppa a nappe con un tonfo arcano.
    Di passaggio, pur sono in questo paese,
    ché, poi che fu svanito il sortilegio,
    dal Tevere raggiunsi con pretese,
    vane, di recarvi un qualche pregio,
    m'infinsi di curar le comun doglie
    causate dai cercator di privilegio.
    Ma presto scorsi astute e losche voglie
    Di misurare con me la lor iattanza
    Che ebbi a temer per le mie spoglie!
    Or lo studio dosato con riluttanza
    Ché scordar dovevo, per esser capito
    E non recare oltraggio all'ignoranza;
    or l'impegno, mai meno che ardito,
    per ricordare il come e il quanto speso
    per favorire sol chi è del partito.
    A volte in consiglio fui come sospeso,
    ed ognuno mi vedeva come il fume,
    tramando pur a portarmi fuor di peso,
    e con la tracotanza d'uso al malcostume
    tenevano la greppia con affanno
    dove poter pascer il pecorume
    di gente gelosa di quant' altri fanno
    sì che in comune, si fecero un capanno!!
    Cittadino, se ti resta un po' di lume,
    tornare devi nel luogo ove lo scanno
    viene usato come fatto di costume,
    e lo scranno, ad un passo dal decesso,
    infine  viene usato come un cesso.

    11/99

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