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Poesia di Tony Basili 
Ester

Ad Assuero la moglie non lo sente

Eppure è regnante di sudditi obbedienti

Quando la vuole é inquieta e indolente

E lui invano tenta con vari argomenti

Ma poi è talmente bella e "non fa niente"

Le dice il re che ha buoni sentimenti

E ritiene questo suo modo divertente

Ma non è un esempio buono già è successo

Ché il popolo pure anch'esso non sente,

Poi il Consiglio dice ch'appare un fesso

Se lascia correr perché un affronto,

Va punito, e se è regina è lo stesso.

   Ma incresce Assuero meditabondo,

ché ne ha tante di cose a cui badare

e non vorrebbe di ciò tener conto

   ma il Consiglio: “Sire, non lo puoi fare!

ché tutte le donne poi del regno

così gli sposi lor sono a trattare,

   e tu re, la tua maestà, ha questo impegno

che il tuo esempio debbano seguire

quindi, gran re, dovrai dare un segno,

scacciando la regina che a ubbidire

non tien conto per niente e sta tranquilla

con le sue ancelle, lasciamelo dire”.

   Ed il Consiglio sì tanto lo assilla

che alfin deve punirla per l’insolenza

regalandole però una gran villa.

   Ma ora il re è della consorte senza,

e a trovarsene un’altra dev’esser lesto

ché il popolo non ama chi n’è senza,

   e privo di moglie è il re che fa testo,

farà quel che lui fa e senza più figli

tutto il regno diventerà un deserto

   e se mancano i giovani i perigli

aumentano per i vecchi che stan soli

costretti a subir spesso gli artigli

   di chi ne ha e ne subirà gran duoli

e dovrà aprir le porte se è costretto

nè alcuno ci sarà che lo consoli.

Così ,“Le voglio vergini nel mio letto

E provar le voglio di tutto il regno,

Vengano belle, tosto al mio cospetto”.

Ed i ras locali a tal voler con ingegno

Gliele appressaron al gran sire a Susa

Perché provando ad una faccia il segno.

   E come in questi casi si dice un re usa

Ne provò una dopo l’altra chissà quante,

Ché con un re non si inventa una scusa,

   Ed infine una ne scelse tra le tante

Ch’ era Ester una giudea sì avvenente,

ché la bellezza era assai importante,

E lo zio Mardocheo, intendente

Diventò presto del re, ed era austero,

Curando che ognuno fosse ubbidiente

Così s' accorse di un complotto vero

Che due eunuchi pensavano per gioco

E lui li fece impiccare per davvero.

Ma il primo ministro che era del luogo

Non reggeva questo nuovo arrivato

Oltretutto giudeo e ne fece uno sfogo

   Col re ché il popol giudeo era ingrato,

Non ubbidiva per niente alle leggi

E andava perciò tutto eliminato.

Il giudeo Mardocheo prudentemente

Volea prostrarsi al re e chinar la testa

Per discolparsi ma non potè far niente

   E cenere in capo con aria mesta

Va alla regina Ester perché l’aiuti

Ché al suo popol voglion far la festa.  

"Ma guarda ben Amon con dei cocciuti

Ti sei messo a competer ché di guai

Ti copriranno ché sono ben astuti!"

   Ed è subito Ester che i suoi lai

Riempiono la reggia per tre giorni

E dal re ottiene che quei danni mai

   Dovran subire, e i suoi ed ori e gli orni

Lasciati e con la testa ricoperta

Di cenere ha pure ed i suoi contorni

Son lividi ed appare sì sofferta

Che mostran quanto Ester la regina

Sia angustiata, ma diventata esperta

Chè tre giorni dopo è al suo re vicina,

Bella come non mai con i suoi lini

Olezzanti d’ambrosia quando cammina,

Ed è muta al suo cospetto a occhi chini

Chè il re capisce bene la sua spina

E la rincuora chè non tocca a lei

Che lui sempre la vorrà a se vicina

Ma a quelli che, come Amon dice rei

Di oltraggio e danno al suo rappresentante

Che intanto deciso ha che tutti i giudei

Debban morire e in men d’un istante

Mette un palo per impiccar l’ebreo

Che della sua dignità è tanto sprezzante.

Ma lei è parte del popolo giudeo,

Dice Ester al re, che nel regno è schiavo

Ed ebrea è lei ch'è nel suo gineceo

E sì dicendo sviene ed il re ch'è bravo

Si avvicina e la prende tra le braccia

Sicchè lui di lei ora diviene schiavo

Ché le dice: “farò tutto ciò che ti piaccia

la metà del regno ti do per far pace

Sì che il sorriso ti veda di nuovo in faccia.

Ed allor lei lo guarda e non più tace

Da ricordargli quando fu sventato

Il complotto da Mardocheo, sì audace.

E Assuero graziò chi l’avea salvato

Le insegne dandogli da primo ministro

E un giuoco fu per Mardocheo sì ristorato

Far dei i nemici infine un fritto misto.

53/18-27. 2.19

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