Poesia di Tony Basili
Com'era da noi
Il silenzio è come il frinir d'una cicala,
così mi pare, quando sono a letto
E assorto lo ascolto e lo disegno
Con colpi vari qua e là di getto
Ma il fastidio poi di tanto prevale
E la quiete diventa un temporale.
Avrei tanti progetti pe' l futuro,
Ma son preso, come mai nel passato,
Da un fastidio, e non sto proprio sicuro
come un' auto in panne, scarburato:
Gorgoglia lo stomaco fino in testa,
Di tanto vigore, or questo mi resta.
Pur vado avanti e cosa far domani
Penso di notte, a fare mio il tempo,
Sono fermo, ma volo con le mani,
In ogni dove fluendo come vento,
Alle Treana, a sistemare il campo,
E com'era nei ricordi, lo ristampo.
Il casale in cima non era nostro,
Ma pare essere a bada del terreno,
Poco adatto al vomere ed al rostro
Si può lavorar solo per fare fieno,
E l'opra si facea allor con vanga e zappa
Ed al mattino si beveva mistrà o grappa.
Era il rito dell'alba d'ogni giorno,
Gli operai a bere mistrà tutt'un fiato
E tutto un tramestio continuo intorno,
Rumor d'arnesi e scarponi trascinato
Tonfo di passi, suoni assai diversi,
Diradanti, sui selciati, ch'or son persi.
Era la gente che girava per casa,
Fin dal mattino, scarponi ferrati,
Di qua, di là, come una giostra,
A far questo, o quello concitati,
camminar li sentivo per la piazza,
e ne capivo dal passo la stazza.
E Caramella era d'un tale passo,
Che tonfo, da fare scuoter la terra
E pure Alfonso e Peppe de'Jasso,
e Giucolone; tutti eran la sera a cena,
tornati dai Cesali a fare legna
All'opra che la frugalità t' insegna.
Ed io ritorno là in ogni posto
Ove ricordo, c'era un fico o un melo,
O un ciliegio, sul dosso disposto,
Che tendeva i lunghi rami al cielo
E intorno ricerco ancora una radice:
Spuntasse ov'era, ne sarei felice.
Ed ancora, quando senza sosta,
Salivo veloce in cima ai monti
Distanziando tutti, non apposta,
Ma ansioso di veder gli orizzonti,
E poi non so, come ora accada...
Passato mi sento a fil di spada.
12.11.11
