Login

https://www.poesie.reportonline.it/poesie-di-antonio-basili/poesia-di-tony-basili-com-era-da-noi.html
Accedi
  • Registrati
  • /lost-user-name.htmlNome utente dimenticato?/password-dimenticata.htmlPassword dimenticata?aHR0cHM6Ly93d3cucG9lc2llLnJlcG9ydG9ubGluZS5pdC9wb2VzaWUtZGktYW50b25pby1iYXNpbGkvcG9lc2lhLWRpLXRvbnktYmFzaWxpLWNvbS1lcmEtZGEtbm9pLmh0bWw=
    it-IT
    Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
     

    Poesia di Tony Basili
    Com'era da noi

    Il silenzio. E'il frinir d'una cicala,
    così mi pare, quando sono a letto
    E assorto lo ascolto e lo disegno
    Con colpi vari qua e là di getto
    Ma il fastidio poi su tutto prevale
    E la quiete diventa un temporale.

    Avrei tanti progetti pe' l futuro,
    Ma mi preme, come mai nel passato,
    D'un malanno, e sto per nulla sicuro
    come un' auto in panne, scarburato:
    Gorgoglia lo stomaco fino in testa,
    Di tanto vigore, or questo resta.

    Pur vado avanti e cosa far domani
    Penso di notte, padrone del mio tempo,
    Sono solo, ma volo con le mani,
    In ogni dove fluendo come vento,
    Alle Treana, a sistemare il campo,
    E com'era nel ricordo, lo ristampo.

    Il casale in cima non era nostro
    Ma pare essere a bada del terreno
    Poco adatto al vomere ed al rostro
    Che possano oprar solo per far fieno,
    Ed all'opra s'era allor con vanga o zappa
    Ed al mattino si beveva mistrà o grappa.

    Era il rito dell'alba, d'ogni giorno,
    A bere mistrà, gli operai, d'un fiato
    E tutto un tramestio continuo intorno,
    Rumor d'arnesi e zoccoli sfumato
    Tonfo di passi, suoni assai diversi,
    Diradanti, sui selciati, or son persi.

    Era la gente che girava per casa,
    Fin dal mattino, scarponi ferrati,
    Di qua, di là, come una giostra,
    A far questo, o quello concitati,
    e li sentivo poi uscire dalla piazza,
    riconoscendone il passo dalla stazza.

    E Caramella era d'un tale passo,
    Un tonfo, da far tremare la terra
    E pure Alfonso e Peppe de'Jasso,
    e Giucolone, ch'eran la sera a cena,
    tornati dai ai Cesali a fare legna
    Al mestier che frugalità t' insegna.
    Ed io là ritorno in ogni posto
    Ove ricordo, c'era un fico o un melo,
    O un ciliegio, sul dosso disposto,
    Che tendeva i lunghi rami al cielo
    E intorno ricerco ancora una radice:
    Rispuntasse ov'era sarei felice.
    Ed ancora, quando senza sosta
    Salivo veloce in cima ai monti
    Distanziando tutti, non apposta,
    Ma ansioso di veder gli orizzonti
    E poi non so come ora accada...
    Come fossi passato a fil di spada.

    12.11.11

    Commenti

    Potrebbero interessarti