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libro
Poesia di Tony Basil
Un momento, di mattina

Un momento, di mattina
Non mi interessa di stare in un bel libro
che mi presenti come una promessa
chè non son della scuola di Montale
se pur di D'annunzio è qualche premessa
ma ci sono spunti che paiono di Solmi
e d'altri ancor gli spiri miei son colmi.

No, non me ne frega niente chè mi basta
esser letto a gratis in Report on line,
in "Poeti emergenti", fuori della casta
ove di tutto c'è, messi a fascine
ch'è ben altro di quel che mutui la critica
posta sapete voi, astrusa e stitica.

Io son certo d'un'altra parrocchia
scrivo solo per me e non m'importa un fico
se in un'antologia poi non mi s'arrocchia
o mi presenti in Tivù come un amico
qualcuno che sul colle mai ho visto
e neppure qui in città, tetro e tristo.

Ho premura solo di evitare il fango
che mi trovo tra i piedi in ogni posto,
chè mi sporcherei quando ballo il tango
o se lo trovassi quando al muro accosto
passo rasente chè nessun mi veda
perchè non letto vorrei pur che si creda.

E senza apparire vorrei fare un canto
che riporti un pò di gente su in montagna
ove non si fa che cortei pe'l camposanto
con i vecchi rimasti la Parca non sparagna
ed un'ecatombe ha fatto in pochi anni
che ci sono case vuote e tanti affanni.

Ma io che canto, si anch'io ho tradito,
e sono sceso in città in questa casa
che grazie debbo dire a chi smarrito,
me la destinò la mente n'è persuasa
ma sinceramente mi duole cugino caro
che, per te, il cammino m'è meno amaro.

Ma qui in città c'è tutto e pare niente
chè chi per natura è solo, solo rimane,
e mi rutila perciò sempre così la mente
e così scrivo, chissà se cose vane,
soltanto per dir quale sgomento
mi attanaglia il cor e mi dà tormento.

La storia è questa, chè un disastro
quest'oggi che ci chiude in un labirinto,
senza famiglia, scuro, non grigiastro,
il futuro che ci attende, per chi è intinto
di quell'idea che occorrea un programma
per ogni cosa, per evitare un dramma.

Il mio paese, ahimè, è vuoto e desolato
e solo i colombi si sentono per l'aria,
il tempo par finito o s'è ammalato
e ah se vorrei ritrovar l'età originaria
quando per le strade passavan le vacche,
mentre a pallone facevamo le caracche.

Ma se in paese, il cielo tutto terso,
t'apriva il cor e l'ali alla speranza
e poteo volteggiar ovunque e non perso
sentirmi mai, ch'era ben la mia stanza,
il mio regno, la mia caverna, la mia luce,
ed ora c'è silenzio solo, tetro e truce...

In città, come Roma, e come è bella,
e bella in verità è dir molto poco
chè non si può dir luce d'una stella
che un cenno, non ti da più d'un fuoco
ed è invece riverenza ed entusiasmo
che sol ora ti vedo e n'ho quasi orgasmo...

Le cose qui in verità son molto diverse
che la gente anche se vecchia ce n'è assai
e ne vedi a zonzolar d'anime perse
che sulla pelle sentono stenti e guai
da pensar: ma che s'è fatto per i figli,
se non ci sono or che danni e perigli?

Il fatto che ci son dei cambiamenti
apportati dall'esterno che in miseria
ci han condotti, come dei dementi
senza figli e futuro, è cosa seria,
e si seguita a parlare di occupazione
ma in balia siamo d'ogni predone!

Ed ancor c'è chi vuol portar qui i reietti
tutti qui, vengano, è un girotondo
e come possiamo mantenerli, poveretti?
e si ficcan in casa nostra, un finimondo
con birre, sporcizia e ogni malattia
che si giunga a tanto è pura idiozia.

21.1.15

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