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    Poesia di Antonio Basili
    La scuola

    La scuola dei francesi è d’otto ore,
    tanto alla formazione· si concede
    da quei che, domani con· vigore
    dovranno guadagnare una mercede.
    Tanto impegno mostrano ed amore,
    e non per il· solo fine, c’è un’altra fede,
    che rispetto alla nostra fa stupore
    che per imparar sei portato in braccio
    ma poi non sai far niente, poveraccio..
    E’ tanto il vezzo ormai della cultura,
    che ad insegnar c’è il tribolo e l’errore
    e la meta è la demagogica· ignoranza.
    Tanta vanità fa da informatore
    a disgregar tutto quel che avanza
    delle virtù antiche,solo clamore,
    illusione inutile, grottesca credenza
    che basti aver del dotto la sembianza.
    Povero ragazzo, sei ben ·conciato,
    zeppo di nomi, date e ricorrenze,
    cosa· val d’aver tanto studiato
    se non hai previsto poi le conseguenze,
    e non hai l’occhio per veder il tuo stato,
    un impegno che sostanzi le apparenze?
    Se non sai che il titolo ha somma zero,
    se d’aria fritta conci il tuo pensiero,
    stai attento, non essere più cieco,
    a ciò che si fa non lontano oltre i· monti,
    ove a lavorar s’insegna senza spreco,
    ed i maestri aprono gli orizzonti
    che· s’adattin senza falsar l’ego,
    per non sfornar diplomi per dei tonti,
    come tanti della nostra scuola,
    che non sanno cosa sia una carriola.
    E se con i differenziali, con fatica,
    penasti, dalle prime ore del mattino,
    o con l’arte dei sofisti, quella antica,
    o per l’equazioni a tre, da babuino,
    ponesti il tuo cercello tra l’ortica
    e dicesti afflitto:“è un gran casino!”
    per far quadrar la vita, finirai,
    con questa scuola certo poco avrai.
    Se avesse il corpo un capo sincero
    le membra le vorrebbe ben robuste,
    braccia forti, su gambe da guerriero,
    e donne per fare figli, non sol lustre,
    di seni sodi e dentro un cuor altero.
    paion relitti alcuni e l’altre frustre
    un viver al dì, senza un mistero,
    e non conviene sprecar altro pensiero.

    8/93

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