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Edipo a Colono

Fulchran-Jean Harriet - Oedipus at Colonus (1798).jpg

Tenera, Antigone avea guidato

il padre Edipo, privo d’ogni luce,

 lei sola sostegno n’era stato,

Finora per la strada che conduce

ad un boschetto alla città vicino

E vanno ancor finché il sol fa luce;

Ma un uomo si fa incontro nel cammino,

che vieta di sostar nel bosco sacro,

Perché le Erinni hanno il patrocinio,

Di quel luogo, ove pur un simulacro,

C’è di Colono. E' lì, che il vaticinio

Comandò d’andare, a quell’ambulacro

D’Atene, che di Teseo era dominio,

Ch’ egli avrà pietà del suo crin bianco,

E capirà, che non fu un assassinio,

Quello che di suo padre lui fé manco,

Ma ordito tutto fu dal duro fato,

Che sorella gli dié la figlia a fianco;

Ed altro pur dirà, per il suo stato,

e bene n’avrà, se proprio là resta.

Orsù si chiami, ch’io non sia scacciato!

Partito che fu, vien dalla foresta,

A briglia sciolta, una giovin fanciulla,

E giunta dianzi a lor, tosto s’arresta.

Ed è Ismene, seconda nella culla

A colei, che a stento Edipo sorregge,

che ad annunziar viene loro che nulla,

Potrà Tebe salvar se a chi la regge

Non darà aiuto Edipo, che se n’è andato,

Chè Eteocle non sa che far, che n’è rege,


Poi  ché il fratello Polinice ha scacciato,

ma in armi quei di tornar ha l’ intento

E trar vendetta sul suo parentado.

Solo s’egli ritorni, lo smarrimento,

Nel nulla vanirà, ch’è profetato,

Dal dio, che sa dell’uomo ogni momento.

Ma Edipo non può, ché  fu destinato

a giunger prono e supplice a quel fine,

Dov’era allor, eppoi· venne esiliato,

Proprio da color che vogliono infine

Che lui torni  per leggerir le doglie

Dopo che mandato fu oltr’il confine.

Giunge Teseo, e nell’incerte spoglie,

Che movean pietà, lo riconosce pio,

E l’ assicura, che lì, alcun lo toglie,

Che dovràn pur quetar il mormorio,

Se vorrànno portar lui via, dall’icona,

L’arme sue vedran non sol, il rumorio.

Ma il rifiuto, Creonte, non gli perdona,

Ché vuol, ch’Edipo torni ad ogni costo,

Che sol per lui ha saldezza la corona,

E prende in ostaggio chi gli è accosto,

Le fanciulle, che gli son sostegno;

Del nego or si dorrà, che gli ha opposto!

Ma Teseo, che d’asilo prese impegno

S’infuria, per l’ardire di re Creonte,

Che se a rapir le donne ebbe ingegno

Or le riporti, tosto sul sacro monte,

Chè cento modi avran le sue vedette

Ed a chi tanto ardì, spezzeran la fronte.

Poi Creonte prende e ai ferri mette,

Qual ostaggio finché non riportate,

Fosser quelle,che fur dai suoi ristrette,

Per lasciar Edipo solo, senza loro, date

Dalla pietà del ciel, a fargli guida,

In sua balia, e di Tebe in potestate.

E Antigone liberata torna fida,

Al padre desolato, con Ismene,

Ed Edipo a lor di nuovo s’affida.

Poi, un rimbombo, s’ode che viene,

Dal cielo, ad avvertire ch’è il momento,

Ch’è finito il filo, che la Parca tiene.

Confida a Teseo quindi il suo tormento,

Che i due fratelli si daran la morte,

L’un all’altro, a tal fine il fato è intento.

Poi, cigolar si sentono le porte

Dell’Ade che l’attendon per finire

Quel che fu scritto per l’ umana sorte.

Se ne va con Teseo  verso l’imbrunire,

In un luogo, appartato d’ogni sguardo,

Ove uno strano prodigio lo fa vanire.

Poi Teseo, alle figlie:“Come un dardo,

Vostro padre, è sparito dalla terra;

Assai lieve fu, perch’era  già tardo,

Col suo finir salute si disserra

Per Atene, nel tempo che rimane,

Se il loco ove finì, ad ognun si serra.”

“Tornate a Tebe, Voi sebbene immane,

il pegno è d' assister i vostri fratelli,

Nella fine, che il ciel, vole, per quelli.”

20.2.2000