Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Poeti Emergenti -
Edipo Colono -

di Toni Bsili -



(da Sofocle: endecasillabi terzine)
Antigone con tenerezza avea guidato,

il padre Edipo, privo d’ogni luce,

E solo lei sostegno n’era stato,

Ora, per una strada,· che conduce

in un boschetto, alla città vicino,

E vanno, ancor, finché, il sol riluce;

Ma un uomo, si fa incontro nel cammino,

e vieta, di sostar, nel bosco sacro,

Perché le Erinni, ne hanno il patrocinio,

Di quel luogo, ove pur un simulacro,

C’è di Colono; è lì, che il vaticinio

Comandò d’andare, a quell’ambulacro

D’Atene, che di Teseo era dominio,

Ch’ egli avrà pietà del suo crin bianco,

E capirà, che non fu un assassinio,

Quello che, di suo padre, lui fé manco,

Ma, ordito tutto fu, dal duro fato,

Che· sorella, pure dié, la figlia a fianco;

Ed altro pur dirà, per il suo stato,

e bene n’avrà, ancor s’egli resta.

Orsù si chiami, ch’io· non sia scacciato!

Partito che fu, vien dalla foresta,

A briglia sciolta, una giovin fanciulla,

E giunta dianzi a lor, tosto s’arresta.

Ed è Ismene, seconda nella culla

A colei, che a stento Edipo sorregge,

e ad annunziar, viene, loro che nulla,

Potrà Tebe salvar se a chi la regge

Non gioverà Edipo, che se n’è andato,

ché come far, non sa, quei, che n’è rege,

Ché Eteocle,Polinice ha or scacciato,

ma quei in armi, di tornar ha l’ intento

E trar vendetta sul suo parentado.

Solo s’egli ritorni, il nocumento,

Nel nulla vanirà, ch’è profetato,

Dal dio, che sa dell’uomo ogni momento.

Ma Edipo non vol, ché· fu destinato

a giunger prono e supplice a quel fine,

Dov’era allor, eppoi· venne esiliato,

Proprio da color che vogliono infine

Che torni· lui per leggerir le doglie

Dopo che bandito fu oltr’il confine.

Giunge Teseo, e quell’incerte spoglie,

Che movean pietà, tosto accoglie pio,

L’ assicura, che da lì, alcun lo toglie,

Che· dovrà pur tacer lo strepitio,

Se· vorrà, portarlo via, dall’icona,

D’arme sue, udrà non sol, il rumorio.

Ma il rifiuto, Creonte, non· gli perdona,

Ché vuol, ch’Edipo torni ad ogni costo,

Che sol per lui salvezza gli funziona.

Ed insiste, e sequestra chi gli è accosto,

Le fanciulle, che gli· son sostegno;

Del nego or si dorrà, che gli ha opposto!

Ma Teseo, che d’asilo prese impegno

S’infuria, per l’ardire di re Creonte,

E se a rapir le donne, s’ebbe ingegno

Or le riporti, su quel sacro monte,,

Chè cento modi avran le sue vendette

Che a chi tanto ardì, spezzeran la fronte.

Creonte poi prende e in corde· mette,·······

Qual oste da tener, finché non tornate,

Fosser quelle,che fur dai suoi ristrette,

Per lasciarlo solo, senza loro, date

Dalla pietà del ciel, a fargli guida,

In sua balia, e di· Tebe in potestate.

E’ Antigone, che salva, torna fida,

Al padre desolato, con Ismene,

Ed Edipo, a lor, di nuovo s’affida.

Ecco, un cupo tonar, s’ode che viene,

Dal cielo, ad avvertire ch’è il momento,

Ch’è sciolto è il filo, che la Parca· tiene.

Affida a Teseo quindi il suo tormento,

Che i due fratelli,si daran la morte,

L’un all’altro, a tal fine il fato è intento.

Poi, cigolar si sentono le porte

Dell’Ade che l’attendon per finire

Quel che fu scritto per l’ umana sorte.

Con Teseo va, che lo porta, all’imbrunire,

In un luogo, appartato d’ogni sguardo,

Ove uno strano prodigio lo fa svanire.

Poi Teseo, alle figlie:“Come un dardo,

Vostro padre, è sparito dalla terra;

E lieve gli fu, ch’era pur già tardo,

E al suo partir, salvezza si disserra

Per Atene, nel tempo che rimane,

Se il loco ove finì, ad ognun si serra.”

“Tornate a Tebe,voi, con forze vane,

ad assister, se potete,· i fratelli,

Nella fine, che il ciel, vole, per quelli.”

20.2.2000