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Poesia di Antonia Pozzi
Sogno dell'ultima sera

Per l'ultima sera il vento
a carezzare la mia montagna
che prona, in alto, numera le stelle.
Per l'ultima sera il vento
a donare a ciascun albero un pianto
tormentoso di fronde,
perch'io m'illuda d'ascoltarne un addio.
Poi, nella stanza, a fianco
del mio piccolo letto,
io a togliermi di dosso le mie vesti,
per ogni nodo sfatto dicendo:
è l'ultimo, è l'ultimo, è l'ultimo,
nella mia casa, a fianco
di questo piccolo letto...
Più tardi, come ogni sera, il sonno
a premere con mani grige il mio capo
e tu, mamma, a riporre
silenziosamente le mie robe,
piangendo, piangendo, piangendo.
Ed ecco io sogno: sono
nel sogno, mamma, un cercatore d'oro,
che va, che va per un'ignota landa
e mai non trova,
mai non trova il suo oro.
La terra è gialla, intorno: poca acqua
stagna qua e la, fra i giunchi.
Ma che fare
dell'acqua, mamma,
se non ho del pane?
Io non ho se non questo sacco lieve
che tu m'hai dato; dentro vi rimane
solo un tuo dolce piccolo ritratto
di quand'eri fanciulla e ricamavi,
esile e bianca, presso la finestra.
Ora poiché non ho
più speranza di vita,
ora poiché non so
se non morire
in questa atroce terra,
mamma, io voglio
baciare il tuo ritratto.
E sfaccio il nodo che serra
questo piccolo sacco
e vi affondo le mani...
Mamma, che sono
questi grani leggeri che mi sfioran le dita,
che mi gonfian le palme,
che mi coprono i polsi?
Briciole sono!
Briciole bianche, briciole di pane!
Mamma, mamma, ma sono
le tue lacrime, queste, le tue lacrime
che fioriscon così, per la mia vita!
Mamma, ma è il tuo
povero pianto, questo, tutto il pianto
che hai versato per me, l'ultima sera!
tutto il tuo pianto, divenuto pane.

1931

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