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Poesia di Angelo Michele Cozza
Pure a voi che non intendete

Pure a voi che non intendete
e non udite giungono parole
quando nel folto dei pensieri
vi ritrovo o vi riperdo
similmente ad un sole
che tra veli aerei
s'affacci o si nasconda.
Dall'assenza vi rapisco
e vi riporto alla luce
ristringo una mano che non dona
bacio un volto che non sorride
sosto davanti a una rosa appassita
che langue in un giardino chiuso.
Da voi che foste amore
e passione un giorno
fatal al cuor venne la morte!
Come, come poté accadere?
Eppur ancor se dimentico
oltrecielo vi faccio vivente
luce fiammeggiate e mi accecate
eco di altri accordi risuonate
borbottii di acque termali
riaprono memorie amene
da una tormenta nevosa vi salvo
portandovi nel caldo di un'alcova.
Qual nulla pietroso resta
il tutto che volevamo afferrare
e altro tristemente non contiene!
Non indugiate e pur in ritardo
stracciate la silloge
che con amor vi destinai
trita buttatela in una fogna:
a voi folle e torbida
di gelo intrisa niente poteva dare!
Non rispondete se vi chiamo
se non mi amate e non vi amo
più non vaneggiamo ricordi abbuiati
voi e io distanti e murati!
Tutto al fluir del tempo
si discioglie in vuoto atroce,
all'ispessimento della lama
che ci trafigge più aumenta
il grido di dolore muto
che inutile dura e si ripete
nel turbine che destini stravolge.
Sol ancor vi chiedo appena:
non mi perseguitate pure nel sogno!

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