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    Poesia di Angelo Michele Cozza
    E piti, piti, piti..


    Sfilacciato e consunto
    alla sorte resiste lo stame
    riposano le divine Parche.

    Nulla più è rimasto vivo
    in noi e tra di noi
    oltre il cenere avvenuto
    nulla se non la traccia
    lignea di due sgorbi incisi
    sbiaditi già da un tempo
    infecondo e vorace.

    Del sommerso passato
    solo codesto emerge oggi,
    velato ci riparla forse
    di un amore andato in malora.
    Ah come tutto va al niente
    mentre un interno attrito
    brucia e consuma le nostre vite!

    Anche senz'acqua attorno
    per mora greve di sogni
    si può annegare e morire.

    Perso direzione e meta
    esuli per le tenute dell'ignoto
    guadiamo un vuoto in piena.
    Attaccati da una bufera
    ci afferrerà il turbine
    finiremo il nostro viaggio;
    ci ghiaccerà la morte.

     

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