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    Poesia di Angelo Michele Cozza 
    Dall'alberato già si staccano foglie 

    Dall'alberato già si staccano foglie
    rivivrà tra poco per le vie
    la calca e il frastuono del gregge umano
    lontanissimo men calmo sarà il mare
    deserti i lidi offesi e i litorali
    più breve volgerà il giorno e meno sarà la luce.
    L'ambra svilendo poco resisterà
    su braccia nude e petti scollati.
    Con cadenze stagionali tutto si ripete
    al teatro per seguire il canovaccio
    cambia sceneggiatura la vita.
    Siamo i testimoni di un sornione accadere
    che nella sua essenza ultima mai muta
    e mai sorpassa ogni congettura
    di cambiamento inevitabilmente
    illuso breve e fugace.
    Son sessant'anni e passa
    che vedo fiori nascere e morire
    che mangio castagne uva e arance
    che le cose volgono al meglio o al peggio
    e non cambiano mai, aspetto mirabilia
    immagino sorpasso di vedute
    spio venture sventure di destini.
    Il giradischi, il mangianastro l'aifai
    ma la musica che pur s'annuncia diversa
    è sempre la stessa, è inganno se sembra altra.
    Cenere-rinascita rinascita-cenere
    e così si va avanti all'infinito.
    Ci imbottiamo di prosopopea
    noi sedicenti dotti di nulla
    che non sappiamo un'acca
    di noi stessi e del mondo
    disubbidienti espulsi dal cielo
    pregni di fandonie esistenziali:
    parliamo di tutto senza comprendere niente!
    Facciamo silenzio e risparmiamo il fiato
    ascoltiamo la voce e le inflessioni della vita
    e rubiamo qualche scaglia di saggezza
    per ancora credere al miracolo che viviamo.

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