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 Il volto del cielo è mutato, virato è ad altri colori sull'inquadratura di limatura di vita che il tempo abrasivo ha prodotto or vispo soffia un vento ridestatosi da un lungo sonno. Sarò stato nel frattempo come frastornato da qualche parte? Avrò nostalgia di calura appena arriverà il freddo penserò al mare che ho disertato per tutti questi mesi passati e tornerà prima o poi il pensiero che forse una porta sarà abbattuta quando di me, né sale né pepe, altri non avranno più notizia e preoccupati penseranno che qualcosa di grave mi sia accaduto. Di che mi sono riempito respirando quasi appartato, di che sono stato muto spettatore, cosa ho atteso e a quali appuntamenti ho mancato? Mi rispondo su tante cose ma senza attenzione, lo sguardo fisso sulle cose trascurate che mi circondano passa da punto a punto a caso. La clessidra sempre là a misurare crolli assenze e presenze: sulla mensola altri fiori mummificati, il velo di polvere sulle scarpe dismesse da tanto si è ispessito. Poco si dischiude e tanto si chiude sui greppi dell'incolta speranza ininterrotte le sparizioni e i decessi; a dismisura si dilata il vuoto e nessun successo riporta il cuore se aligero nulla acciuffa svolando su arsi sogni e aduste illusioni; a promozioni di spegnimenti aderisco di innamoramenti fiabe, nessun ricordo. Senza chiavi nessuna porta si apre in una oziosa eternità infingarda sosto. Sopporto appena il respiro ed è un fatto e così ancora vivo ingannando la morte.

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