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zucca
Poesia di Andrea Zanzotto
Apocolocintosi

Sì, zuccone, zucca mi dico
di una pasta molle e scondita
zucca che ogni più piccolo buco e striscia del cervello
ha assimilato pelle a pelle
Ma se giungessi ad una soddisfatta
zucchificazione,
davvero così burlone
e pacifico giocherellone
 e bambinetto cicciotto come una zucca:
le ho viste trotterellare le piante di zucca sui prati
trotterellare lustre e a testa alta per di qua e per di là
emanazioni e trasformazioni di dèi fanciulli:
di cosa dunque, dovrei lamentarrni?
Come una zucca finalmente essere
largo darsi, in mangiare e dire;
in zucca e basta, contadina e gentile,
trasformarmi, morire... e in germogli partire...

 dialetto veneto
di Andrea Zanzotto

Apocolocintosi
Sì, zhucon, zhuca me dighe
de na pasta fiapa e desavida
zhuca che ogni buset e strica del zharvel
la se a ciapà in te ela pèl a pèl
Ma se mi vegnesse in contenta
apocolocintosi,
devéro cussì maturlon
e pacifico dugatolon
e tato baloner cofà na zhuca:
le ò viste trotolar le zhuchère sora i prà
trotolar lustre e a testa alta par qua e par là
emanazhion e trasformazhion de dèi tosatei:
de cossa donca, varie da lamentarme?
Come na zhuca finamente esser
largo darse, in magnar e dir;
in zhuca e basta, contadina e zentil,
trasformarme, morir... e in but partir...

Andrea Zanzotto perlustra accanito in profondo, e s'intrufola nelle molteplicità di luoghi stravolti e lingue contaminate. Fa agire il pensiero come indomita presenza attiva tra sopravvissute meraviglie e spazzatura diffusa, ma non senza vitaliaperture di affetto e di speranza. Riporta a galla l'aspra verità del dialetto e le mitiche figure di un suo passato, come la maestra Morchet e il Nino, agricoltore e profeta dei colli, indimenticabile personaggio nell'opera di Zanzotto.
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