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Poesie di Alfredo Giuliani - radure
Poesia di Alfredo Giuliani

Grige radure s'accendono

Una banda di ragazzi. preda le cavallette
nei terreni da vendere e pianta fazzoletti
in cima a pertiche, tra i cardi.
Il lavoro è già dietro lo steccato, avanza
col tonfo delle betoniere, cola con gli asfalti,
spela il cielo con la sega elettrica;
al suolo è rasa la muta torre.


Dal mio guscio di rovine saltano note di colomba.

Lascia un sentore felice la banda in fuga.
Laggiù sulle ville tramonta e grigie radure
s'accendono, il fiume rabbuia, soffia
un vento che non devasta né punge.
I lumi rossi vegliano ai cantoni del castello.


Da I novissimi. Poesia per gli anni '60,
 1965


Una banda di ragazzi che gioca tra i poveri orti di periferia già minacciati dal cemento e dalla moderna urbanizzazione lascia un sentore
felice nel cuore arido del poeta, un'idea, forse, di libertà che esplode in un verso isolato intensissimo (Dal mio guscio di rovine saltano
note di colomba). Ma le grigie radure e il soffio del vento riportano a desolate, implicite considerazioni.
Nei versi è evidente la lezione di Pasolini  ricordano il Pianto della scavatrice) e di Eugenio Montale.


Alfredo Glullani Mombaroccio (Pesaro)  1924 - 2007. Laureato in filosofia (1949) ha vissuto a Roma, collaboratore del «Verri» e di altre riviste d'avanguardia.  Ha tradotto poesie di Dylan Thomas e William Empson e scritti di T. S. Eliot (Sulla poesia e sui poeti, Milano,1959). Importante la sua versione di Musica da camera di J. Joyce (1961). Ha curato raccolte antologiche d'avanguardia
(La scuola di Palermo, Milano, 1963), esposto collages (coi pittori Nonnis, Nerelli, Scialoia a Roma e Padova) e scritto pagine saggistiche (Immagini e maniere, Milano, 1965).

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