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Poesia di Alfonso Gatto 
Lelio

La tua tomba, bambino,
vogliamo sia sbiancata
come una cameretta
e che vi sia un giardino
d’intorno e l’incantata
pace d’una zappetta.

Era un dolce rumore
che tu lasciavi al giorno
quel cernere la ghiaia
azzurra e al suo colore
trovar celeste intorno
la sera. Ora, che appaia

la luna e del suo vento
lasci più solo il mondo,
ci sembrerà d’udire
nell’aria il tuo lamento.
Era un tuo grido a fondo
l’infanzia, un rifiorire…

Inventaci la morte,
o bambino, i tuoi segni
come d’un gioco infranto
rimasero alla sorte
del vento, ai suoi disegni
di nuvole e di pianto.

Ogni giorno che passa
è un ricadere brullo
nell’ombra che c’invita.
Irrompi a testa bassa
nel ridere, fanciullo,
devastaci la vita

un’altra volta e vivi.

Il tema degli affetti famliari conferisce una nota tutta particolare all'ermetismo del poeta, per cui l'espressIone si fa più piana e facIle. Alfondo Gatto ricorda il fratellino morto, visto, come simbolo di vivacità e gioia.

I toni struggenti e affettuosissimi, che investono anche le presenze naturali (vento, luna, nuvole) conferiscono alla lirica un clima di profonda commozione
La morte, da fatto personale, diviene, così, segno di un destino incombente su tutti.
L'argomento e alcuni sistemi richiamano Pascoli, Carducci e Ungarettl.

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