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Poesia di Alessandro Poerio
In morte di una giovinetta inglese caduta nel Tevere

Non fur di Giovinezza
Più rugiadose mai, né più odorate
Membra, né forme di schietta Bellezza
A più secreta Leggiadria sposate.
Ella si nacque del Tamigi in riva,
Ma d’Italia l’amor come Natura
Nell’alma le fioriva.

E venne la gentile,
E in Roma i dì traea meravigliando,
E nel lieto suo petto giovenile
Quella severa maestà temprando.
Così scherzar s’ardiva in sulla soglia
Delle vetuste e dell’eterne cose
Senza terror, né doglia.

E sovente si piacque
Per li campi cercar la giovinetta
Il fosco Tebro, e come quello l’acque
Contenute da margini saetta,
Tal costei della man sotto l’impero
Agitar si godea la vïolenta
Fuga del suo corsiero.

Oh quanto le giovava
Errar col fiume, accompagnar le sponde!
Qui tutta nel pensar s’abbandonava;
Qui dal suon cupo delle torbid’onde
Mirabile diletto ricevea;
Ma con l’onde seguenti ahi l’immaturo
Suo Fato si volvea!

E ruinò veloce,
E’l bel corpo con l’acque si confuse;
Gli occhi alzarsi e le braccia, uscì la voce,
Ma il flutto e’l mondo sovra lei si chiuse;
E muto il suo perir fu d’ogni traccia.
Raggio di Sol non venne in sull’eterno
Pallor della sua faccia.

I’ non la vidi mai
Splender di vita, ma nell’alto petto
Viva e morta la vergin portai,
Ma la perdei, ma nel dolor l’affetto
Mi si rivela, e prego: ove si giacque
Miseramente l’insepolta spoglia
Passin più lievi l’acque.

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