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Renzo_e_Lucia
L'argomento dei Promessi Sposi -
di Alessandro Manzoni -


I Promessi Sposi sono un romanzo storico. Le vicende narrate si svolgono in Lombardia, durante la dominazione degli Spagnoli, dal 7 novembre 1628 alla fine del 1630.
Il Manzoni immagina di aver trovato in un manoscritto del '600 la storia di due fidanzati delcontado di Lecco, e gli pare di un certo interesse trascriverla in una prosa più chiara e comprensibile a tutti. Renzo Tramaglino, filatore di seta, sta per sposare Lucia Mondella, ma, all.a vigilia delle nozze, don Roqrigo, un prepotente .signorotto del luogo, per capriccioso puntiglio fa intimare al parroco, pena la vita, di non celebrare quel matrimonio.
Don Abbondio, che non è affatto un
coraggioso, atterrito da quelle minacce, ubbidisce.
Invano interviene padre Cristoforo, un san
to cappuccino, sempre pronto ad accorrere in difesa dei deboli e degli oppressi. Coraggiosamente egli affronta il prepotente signore nel suo palazzo, ma né con le suppliche né con le minacce di un castigo divino, riesce a smuoverlo dal suo infame proposito. Per consiglio di Agnese, la madre di Lucia, una brava donna piena di senso pratico, i due promessi sposi si presentano nottetempo al curato con due testimoni per pronunciare, pur senza esserne domandati, la formula del matrimonio.
Così sarebbero stati marito e moglie. Il tentativo fallisce. Nel frat
tempo, mentre Renzo e Lucia con la madre sono alla casa del parroco, gli sgherri di don Rodrigo entrano nella casa della giovane per rapirla. Il paese è in gran confusione.
I due giovani
ed Agnese riescono a mettersi in salvo nel convento di padre Cristoforo, il quale aiuta quei poveretti a cercare asilo in luoghi più sicuri.
Indirizza perciò Renzo presso un suo confratello
di Milano, e affida le due donne alla protezione di un suo conoscente di Monza.
In questa città Lucia trova asilo in un monastero, Renzo prosegue per Milano e vi giunge proprio mentre è in corso una grande agitazione popolare, dovuta a mancanza di pane.
Curioso
e ingenuo Renzo si mescola alla folla, beve qualche bicchiere più del dovuto, si lascia andare a parlare in pubblico con scarsa prudenza e viene così scambiato per uno dei promotori della sommossa.
Riesce a stento a sottrarsi dagli sbirri e a fuggire da Milano. Trova rifugio e lavoro
presso il cugino Bortolo a Bergamo, allora città della Repubblica di San Marco.
Don Rodrigo intanto, sempre ostinato nel suo capriccio, attraverso un suo zio, potente sul piano politico, riesce a far allontanare padre Cristoforo dal suo convento di Pescarenico.
Quin
di si rivolge ad un signore del luogo, un ben noto e temuto fuorilegge, che vive solitario e inaccessibile, circondato da un gran numero di sgherri, in un suo castello in vetta a un poggio.
Ma
in quel castellaccio. il potente signore - l'lnnominato - il cui solo nome incute spavento intutta la vallata, non è né felice né soddisfatto di sé.
Uno straziante rimorso per la propria vita
passata, intessuta di delitti e scelleratezze, gli tiene compagnia nelle interminabili giornate, nelle notti insonni.
Questo è l'uomo che, richesto da don Rodrigo, si impegna subito a far ra
pire Lucia ea consegnargliela. La fanciulla vien così condotta nel castello dell'lnnominato, ma questi, prima di farla accompagnare presso don Rodrigo, vuoI vederla e un sentimento di pietà sconvolge il suo animo già in crisi.
Lucia intanto,:sentendosi ormai perduta, si rivolge con tutta la sua fede candida e profondaalla Madonna, e le fa voto di sacrificare il suo amore per Renzo e di non sposarsi, se, col suoaiuto, potrà essere ricondotta, libera e salva, da sua madre.
Intanto l'lnnominato trascorre la
notte più agitata di tutta la sua vita.
Quell'ultima pessima azione in cui si è imbarcato con tan
ta precipitazione lo porta. a un riesame di tutto il suo passato ed è tanta l'angoscia che gliene deriva che vorrebbe togliersi la vita e finirla per sempre. Ma, e se ci fosse un'altra vita ?
Questo
pensiero ferma la sua mano che già ha impugnato l'arma e intanto gli tornano in mente le parole di Lucia, supplìcante ai suoi piedi: « Mi lasci andare... Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia! ». .
Dio ha toccato il cuore dell'lnnominato: al mattino si reca dal cardinale Borromeo, che si trovava in visita pastorale in un villaggio vicino, e si converte mettendo al servizio del bene una vita spesa fino allora in delitti e misfatti. Lucia, affidata alla protezione del Cardinale, viene ospitata presso una nobile famiglia milanese.
Intanto eserciti straneri calano in Lombardia e la peste portata dai soldati si diffonde in Milano. Famiglie intere sono distrutte dall'inesorabile morbo.
Anche Lucia si ammala e vien
condotta nel lazzaretto.
Pure Renzo si è ammalato di peste, ma, guarito, si è messo subito in
cammino verso Milano per rintracciare Lucia.
La ritrova convalescente nel lazzaretto, dove
sono ricoverati sedicimila appestati.
Qui Renzo ritrova anche il padre Cristoforo accorso con
altri confratelli in aiuto di tanti infelici. Padre Cristoforo accompagna Renzo nella baracca dove agonizza don Rodrigp colpito dalla peste e il giovane, commosso dalle nobili e sante parole del cappuccino, lo perdona.
Quindi il buon padre Cristoforo, sul cui volto già si scorgono
i segni della peste e della morte imminente, scioglie Lucia dal suo voto e così i due giovani possono finalmente sposarsi.
Ora che don Rodrigo è morto, don Abbondio è ben lieto di benedire
le loro nozze.
L'erede di don Rodrigo, molto migliore del suo parente, fa revocare il mandato di cattura cheancora pendeva sulla testa di Renzo e dona alla sposa una dote sufficiente perché Renzo possa
acquistare una filanda in società col cugino Bortolo e vivere serenamente nel Bergamasco dove i due giovani si stabiliscono con Agnese.
Molti bambini vengono ad allietare la loro casa;
alla prima figlioletta vien dato il nome di Maria in segno di gratitudine verso la Madonna.
A
questi loro figli Renzo e Lucia hanno molto da insegnare per la dolorosa esperienza che hanfatto degli uomini e del mondo, esperienza da cui han tratto un prezioso insegnamento, che ilManzoni addita come « il sugo di tutta la storia »: « Renzo e Lucia, dopo un lungo dibatteree cercare insieme conclusero - egli scrive - che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani, e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore ».