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Attesa del temporale
di Alessandro Manzoni

Il fascino e l'angoscia del tempo foriero di burrasca, in cui la natura par che opprima ogni vivente. La nebbia s'era a poco a poco addensata e accavallata in nuvoloni che irabbuiandosi sempre più, davano idea d'un annottar tempestoso; se : non che, verso il mezzo di quel cielo cupo e abbassato, traspariva, come da un fitto velo, la sfera del sole, pallida, che spargeva intorno  a sé un barlume fioco e sfumato! e pioveva un calore morto e pesante. Ogni tanto... si sentiva un borbottar di tuoni, profondo, come tronco, irresoluto; né, tendendo l'orecchio, avreste saputo distinguere da che parte venisse; o avreste potuto crederlo un correr lontano di carri, che si fermassero improvvisamente. Non si. vedeva, nelle camp~gne d'intorno, moversi un ramo d'albero, né un uccello andarvisi a posare, o staccarsene: solo l'a rondine, comparendo subitamente di sopra il tetto del recinto: sdrucciolava in giù con l'ali tese, come per rasentare il terreno del campo: ma sbigottita da quel brulichìo, ri,saliva rapidamente e fuggiva.
Era uno di que' tempi, in cui, tra una compagnia di viandanti, non c'è nessuno che rompa il silenzio e il cacciatore cammina pensieroso, con lo sguardo a terra; e la viliana, zappando nel campo, smette di cantare, senza avvedersene; di que' tempi forieri di burrasca, in cui la natura, come immota al difuori, e agitata da un travaglio interno,
par che opprima ogni vivente, e aggiunga non so quale gravezza a ogni operazione, all'ozio, all'esistenza stessa.

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