Poesia di Alda Merini - Quando ci mettevano il cappio

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Poesia di Alda Merini
Quando ci mettevano il cappio 

Quando ci mettevano il cappio al collo
e ci buttavano sulle brandine nude
insieme a cocci immondi di bottiglie
per favorire l'autoannientamento,
allora sulle fronti madide
compariva il sudore degli orti sacri,
degli orti maledetti degli ulivi.
Quando gli infermieri bastardi
ci sollevavano le gonne putride
e ghignavano, ghignavano verde,
era in quel momento preciso
che volevamo la lapidazione.
Quando venivamo inchiodati in un cesso
per esser sottoposti alla Cerletti,
era in quel momento che la Gestapo vinceva
e i nostri maledettissimi corpi
non osavano sferrare pugni a destra e a manca
per la resurrezione degli uomini.
Ma la Gestapo noi adesso vogliamo colpirla
e vogliamo instaurare la ghigliottina
ed anche la rivoluzione francese,
proprio sul patio ove sorgeva l'oggetto infame
delle nostre vicissitudini di uomini,
la ghigliottina sorda dal vorticoso silenzio
per le teste degli psichiatri adunchi.
Noi vogliamo vederle rotolare per terra
come delle palle da ping pongo
A lungo fummo calati nelle racchette del gioco,
a lungo fummo palle volo, giochi di baseball.
Adesso basta, vogliamo giocare anche noi
e io che amo zappare la terra
costruirò questo campo per i ludi gioiosi dei pazzi.
Noi la letteratura la facciamo sui vertici
in mezzo a picchi di ghiaccio
e beviamo fiele per riprendere fiato,
ma noi balliamo sui ghiacci
con tutta la forza aerea del dolore,
e imitiamo le silfidi più pure,
quando diamo i nostri gemiti più dolci.
Nulla più di questo potrà innamorare la folla
assetata di sangue e di imposture
e di grumi di sangue non mentalmente dissolti.
E cosi anche oggi ho speso fino all'ultimo centesimo di
parola
per dare la mia escursione alla luna
là dove fini il senno di Orlando,
ma dove non finirà il pinnacolo d'oro
del Paolo Pini demente.

Manganelli fu un maestro di stile per la MeriniDopo la sua definitiva partenza da Milano, nel periodo 1950 - 53 la Merini ebbe frequenti rapporti di amicizia e di lavoro con Salvatore Quasimodo, a cui sono dedicati tre testi  della raccolta. abbastanza espliciti e che si  commentano da sè. Nel 1953 sposò Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie milanesi.  Nello stesso anno esce il primo volume di versi,
La presenza di Orfeo 

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