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frammento 277, di Alberto Nicola Giulini

Non temere se caducità verrà dagli occhi:

ciò che ora non sopporti

è una vita intristita, fulcro d'inutili ricordi.

Non temere il teschio vuoto di segatura, senza nemmeno

qualche seme di zucca,

un vasetto vuoto di terracotta

(o di  marmellata presto terminata da sempliciotti adulti

o da vecchietti-arterio affamati come bambinelli

col dito al posto della forchetta)...









































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































un buco invaso di terra rossiccia e sabbia,

butterà fuori un giorno nuovi germogli.

 Ma per ora, qualunque viso pallido

prenderà all'improvviso

il suo spettrale sopravvento...

 Così resti sveglio infestato dai fantasmi

della tua mente contorta,

barba lunga dentro qualche atavico morbo 

come un animale in quarantena,

nel tuo mortaio di verzura

a triturarti invano.

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