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Olocausto di Gerald Green

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L'Olocausto scritto da Gerald Green
Alla Memoria dei Sei Milioni, dei Sopravvissuti e di Coloro che hanno reagito.
Perdonate, disse una volta Ben Gurion, ma non dimenticate mai. 
lo non sono del tutto pronto a perdonare. Forse non lo sarò mai.
Il 27 gennaio è la giornata della memoria, ricorre l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche
ll romanzo Olocausto scritto da Gerald Green nel 1979 sconvolse e commosse milioni di lettori in tutto il mondo.
Riaprì vecchie ferite cancerose, accese violenti dibattiti, provocando discussioni ad ogni livello, aprì soprattutto gli occhi a chi non poteva (o voleva) credere allo sterminio ebraico, alla tragedia più grande della cosiddetta civiltà umana.
6 milioni di vittime innocenti trovarono in Gerald Green, ebreo americano che scrisse  infatti la loro spaventosa odissea seguendo le vicissitudini di una sola famiglia e assurgendola a simbolo di tutte le altre oppresse, smembrate, violentate e uccise nei più barbari modi  tra il 1938 e il 1945.
Nel romanzo dell'Olocausto si leggono pagine di una sconvolgente tensione  che riveleno i segreti, terribili risvolti di un pensiero ossessivo, diventato programma politico, che ha evidenzlato un aspetto raggelante della natura umana: in determinate condizioni si può creare un rapporto mostruoso fra gli uomini, divisi in vittime e carnefici e non solo a livello personale, ma a quello di massa.
L'enormità del fatto, diventato argomento di discussione a livello sociale, e politico,
balza con impressionante evidenza dalle vicende descritte nel romanzo.


Dal romanzo Olocausto
di Gerald Green
Kibbutz Agam Israele, Novembre 1952

Non c'è più nulla tutto è finito sono tutti morti in quello che chiamano l'olocausto.
Un nome stravagante per definire l'assassinio di massa.
Della famiglia del dottor Josef Weiss, l'unico sopravvissuto sono io Rudi, Karl mio fratello era morto con i miei genitori. Ho appreso molto sulla sopravvivenza e non sarei un buon padre se non facessi sapere a i miei figli quello che so.
Loro già sanno non cedere, non piegare il capo.. Mia moglie, Tamar, una sabra nata in Israele miha aiutato a scrivere.

Le informazioni raccolte per questa storia della mia famiglia provengono da molte fonti. Per due volte, durante le vacanze estive, ho visitato l'Europa. (Occupo l'impiego di direttore di ginnastica presso la scuola superiore di Agam e, come tutti i membri di quella comunità, devo devolvere il mio intero salario al kibbutz; tuttavia, talvolta vengono stanziati fondi speciali e i genitori di Tamar mi hanno aiutato.)
Sono stato in corrispondenza con molte persone che hanno conosciuto i miei genitori, mio fratello Karl e mio zio Moses.
Qui in Israele ho incontrato dozzine di sopravvissuti dei campi di concentramento, gente proveniente dal ghetto di Varsavia. Tamar mi ha aiutato a tradurre la maggior parte del materiale e a scrivere molta parte del libro.
Una delle più importanti fonti di informazione su mio fratello Karl è stata sua moglie, una donna cristiana di nome Inga Helms Weiss, che ora vive in Inghilterra.
All'incirca un anno fa, essendo venuto a sapere de:lle mie ricerche, mi ha scritto un uomo di nome Kurt Dorf.
Era un ingegnere civile tedesco aggregato all'esercito germanico ed era stato - uno dei testimoni più importanti dell'accusa al processo di Norimberga.
Aveva scoperto i diari dei nipote, un ufficiale delle SS di nome Ertk Dorf.
Kurt Dorf fu così gentile da inviarmi una copia di questo lungo e dettagliato resoconto del nipote.
Tali diari hanno un carattere frammentario e disordinato.
Spesso Erik Dorf non aveva neppure datato le sue annotazioni, ma, per fortuna, aveva fatto riferimento, nella sua sconnessa relazione, a luoghi e date, cosicché sono stato in grado di stabilire almeno il mese di ogni annotazione.
Tra gli anni 1935 e 1938 vi è un vuoto.
Il materiale relativo a questo periodo evidentemente è andato perduto o distrutto.
Ho inserito parte di questo diario nel raccontare la distruzione della mia famiglia.
A me sembra (e anche a Tamar) che le motivazioni degli assassini rivestano un'importanza altrettanto grande per noi quanto il destino delle vittime.
Non ho mai conosciuto il maggiore Erik Dorf ma, per una di quelle strampalate coincidenze di cui quegli anni terribili sono pieni, lui e la moglie furono una volta pazienti di mio padre, a Berlino.
Tre anni dopo che mio padre si era preso cura di lui e della sua famiglia, questo stesso Erik Dorf firmava ordini che avrebbero portato all'assassinio di Karl, dei miei genitori, di mio zio Moses e di altri sei milioni di innocenti.
Sembra incredibile che siano passati solo sette anni da quando l'incubo è terminato, da quando siamo stati liberati dal tenebroso inferno dell'Europa nazista; Tamar dice che in realtà non ci siamo mai liberati da questa tragedia.
I nostri figli, e i figli dei nostri figli, devono sapere. E cosi pure i figli del mondo intero.

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