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bambini nazismo
 Giornata della Memoria 
Per non dimenticare la Shoah ebraica

Il Giorno della Memoria
27 gennaio 1945 
72° anniversario della liberazione del Campo di concentramento di Auschwitz

Per non dimenticare

Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria perché in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa  liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.
Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell'Olocausto.

dal Romanzo di Gerald Green; Olocausto
Sollevò Sofia dalla cuccetta e se la tenne vicino. Le baciò
la guancia.
« Verrai con me, Sofia », disse.
Fuori" le donne più anziane venivano aiutate a camminare dalle più giovani. Loro sapevano. Mi dicono che questo accadeva di frequente. Quando i convogli erano scarsi, quando le camere e i forni di Hoess lavoravano a regime ridotto, interi blocchi di baracche venivano vuotati senza preavviso. Non valeva nessuna scusa, nessun privilegio. Era questione di portare a termine il
lavoro, di raggiungere- la quota regolamentare. La meta era di 12.000 al giorno e il Fiihrer e Himmler avrebbero avuto i loro 12.000 morti. Fu fatta loro attraversare la zona delle baracche, sotto scorta, e furono condotte verso le famose file di alberi che Hoess aveva piantato. Davanti a loro si profilava la camera di cemento, con il suo lungo tetto/piatto. Era inverno. La famosa orchestra di donne non suonava le sue serenate per guardie e vittime, quel giorno.
Con quel freddo gelido, fu loro ordinato di spogliarsi.
I vestiti furono ammucchiati bene in ordine. Gli oggetti preziosi furono presi per « sicurezza ». Furono avvertite che la fumigazione, la disinfestazione dai pidocchi, sarebbe durata circa cinque minuti. I loro effetti personali sarebbero stati restituiti quando fossero uscite.
« Sarete più in forma per lavorare », dissero loro gli uomini delle SS.
E si misero a guardare le donne nude.
« Aiutatela, è pazza », disse la kapo, facendo segno a Sofia che era di nuovo caduta a terra. Mia madre e Chana l'aiutarono a spogliarsi. Era commovente, iridifesa. Il Reich si stava sbarazzando dei suoi. nemici mortali.
« Dopo vi sentirete ineglio », urlò una guardia.
Evidentemente, per molti uomini delle SS quelle donne che si spogliavano erano un avvenimento, un diversivo.
Si raccolsero in gruppi, ghignando, dandosi di gomito a vicenda. La loro bestialità non aveva limiti. Nessuno finora me I 'ha spiegata.
Mia madre si voltò verso una delle kapo, un'ebrea come lei, e una che poi, con i Sonderkommandos, trascinava fuori i cadaveri e li portava ai forni, e disse: «Sono Berta Weiss, di Berlino, e questa è Chana Lowy, una mia amica. Per favore, dica ai nostri mariti cosa è successo ». La donna assentì con il capo. Kapo e Sonderkommandos, una volta giunto il momento, sarebbero stati mandati anche loro alle camere. ,
Era freddo, umido, e sembrava quasi che alcune delle donne andassero felici incontro alla morte. Oppure preferivano credere fino in fondo che i tedeschi non mentivano.
« Dicono che fa bene ai polmoni », disse una vecchietta a mia madre.
«Respirate profondamente », disse la guardia. «Tenete in alto i bambini in modo che possano inalare bene.
Vi fa bene. Niente raffreddori, niente tosse. »
Chana Lowy cominciò a piangere.
« Sii coraggiosa, Chana », disse mia madre. Stava tenendo in piedi Sofia, parlandole dolcemente.
« In meno di cinque minuti sarete fuori », disse la guardia.
Una ragazza dai capelli rossi si staccò dalla fila di gente che veniva condotta dagli alberi alla porta di metallo spalancata. La presero. Urlò, gemette, implorò, si rifiutò di mettersi in riga. Comparve un ufficiale delle SS. Ordinò che la trascinassero dietro gli alberi. Si udirono due spari. Le grida erano cessate.
« Muoversi, muoversi », urlavano Ie- guardie. « :E solo una sala per le docce. »

Mia madre si fermò alla porta, voltò il capo verso il campo e disse: «Addio, Iosef. Ti amo ».
I documenti del campo dicono che fu una giornata fiacca. Solo 7.000 finirono nelle camere a gas. I corpi furono distrutti dai forni a gas e le ceneri gettate nel fiume Sola che scorreva vicino al campo.
Mio padre e Lowy evitarono di essere scelti per la camera a gas quello stesso giorno, per un colpo di fortuna.
Lowy aveva accennato che si stava organizzando un gruppo per dei lavori stradali e che ciò significava un lavoro duraturo.
Per una bizzarra coincidenza sia lui sia
mio padre furono esonerati dai loro lavori, dove la gente veniva scelta a caso per essere mandata a morte, e assegnati alla squadra stradale.
Il lavoro all'aperto di solito significava una razione di cibo extra. Era anche insolito che degli ebrei resistessero per molto tempo a questo genere di lavoro. Non erano considerati come buoni lavoratori dai tedeschi. Di solito venivano preferiti prigionieri di guerra polacchi o russi.
Ma il giorno dopo che mia madre fu assassinata (mio padre non ne sapeva niente) Lowy e il dottor Iosef Weiss si trovarono a spargere catrame bollente su una strada alla periferia della zona delle baracche. Si trattava di un'opera di importanza vitale, che forniva un nuovo collegamento fra una delle fabbriche di armamenti e un capolinea ferroviario. Eichmann e i suoi convogli
ave
vano talmente intasato le linee ferroviarie che portavano ad Auschwitz e ne partivano, che il materiale bellico destinato al fronte veniva spesso deviato o ritardato.
Il lavoro al cantiere dei lavori stradali era duro. Ma era un lavoro che sarebbe durato. Per di più, l'uomo che aveva la responsabilità dei lavori, un ingegnere civile tedesco di nome Kurt Dorf, si era fatto un'ottima reputazione fra gli ebrei. Si diceva che avesse salvato centinaia di ebrei selezionandoIi per il lavoro, dicendo che erano bravi lavoratori e tenendoli in qualche modo lontani dalle grinfie degli insaziabili tirapiedi di Hoess.
Dorf era un uomo alto, con il viso segnato, dalla voce dolce e dai movimenti lenti. (Dopo l'ho incontrato e, naturalmente, ero al corrente della sua testimonianza a Norimberga. Ci siamo scritti molto spesso e, come si vedrà alla fine di questa storia, è stato lui a farmi avere i diari di Erik Dorf e altri documenti.)
I fumi del catrame bollente, il lavoro snervante, fecero venire le vertigini a mio padre, quella prima giornata, e lo fecero barcollare.
« Sta bene, dottore? » chiese Lowy.
« Sì, sì, sto bene. »
«Forse dovrebbe andare a lavorare in ospedale.»
« Lowy, lei sta scherzando. E' proprio là che sono andati maledettamente vicini a sceglierml per il trattamento speciale. Grazie a Dio, questo ingegnere mi ha scelto.
C'è una lezione che ho imparato: se si fa il lavoro di cui hanno bisogno, si sopravvive. »
« Magari », disse Lowy con aria cinica.
Alzarono gli occhi verso Kurt Dorf, alto, con la pipa, il cappotto da borghese, intento a studiare un progetto.
«Quel tipo, Dorf », disse Lowy, «non è come gli altri. »
« Perché ci ha risparmiato la vita? »
« Certo. Ha salvato quasi cinquecento di noi mettendoli a lavorare qui. Ho sentito dire che le SS volevano sbarazzarsi di lui.»
Mio padre si piegò a lavorare sul catrame bollente.
« Strano. Dove sono gli altri come lui? Solo il trentatré per cento dei tedeschi ha votato per Hitler nel 1933.

Cosa ne è stato degli altri due terzi? »
« Si sono affezionati a lui. Oppure i nazisti hanno terrorizzato tutti. Carcere, assassinio, tortura. Hanno mostrato al mondo come si sono comportati. Ascolti, ero nel sindacato dei tipografi con un sacco di cristiani, amici, socialisti; Adesso dove sono? Si sono accodati alla parata. »
Mio padre quasi cadde. Si allontanò dal manto stradale, si appoggiò su un ginocchio. I fumi gli davano fastidio.
Kurt Dorf lo vide e scese dalla baracca in cui aveva il suo ufficio.
«E ammalato?» chiese a mio padre.
« No, no, solo un po' stanco. Torno a lavorare. »
Kurt Dorf lo fermò. « Come si chiama? »
«Weiss. Iosef Weiss. »
Lowy, dalla strada, disse alzando la voce: «Dottor  Weiss », « Medico?» chiese l'ingegnere.
«Sì. Ero medico generico a Berlino. Avevo il mio ambulatorio. »
Kurt Dorf guardò mio padre per un momento. Un piccolo camion di provviste si era fermato. Le provviste venivano scaricate.
« Perché non si mette a lavorare sul 
camion per il resto della giornata? » disse. « Non è così faticoso. »
Mio padre assentì con il capo, cominciò ad allontanarsi. Poi si voltò. « Le siamo grati. Sappiamo cosa sta facendo.»
Dorf rimase imbarazzato da quelle parole. Un gruppo di SS, guidate da un ufficiale, era apparso vicino alla baracca e lo stava aspettando. Con i fogli dei progetti arrotolati sotto il braccio, si voltò e li raggiunse.

Per non dimenticare la Shoah ebraica.

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