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27 Gennaio Giono della memoria
Mercoledì, 12 gennaio 1944

Dal diario di Anna Frank

Cara Kitty,
da quattordici giorni Elli è nuovamente fra noi. Miep e Henk sono stati due giorni assenti dal lavoro, per disturbi di stomaco. In questo momento m'è venuta la mania dei balletti, e tutte le sere mi esercito diligentemente a studiar passi di danza. Da una sottoveste azzurra ornata di pizzi appartenente a mamma ho ricavato un modernissimo costùme da ballerina. In alto c'è infilato tutt'attorno un nastrino che si annoda sopra il seno; un altro nastro rosa completa il modello. Invece non sono riuscita a trasformare le mie scarpe da ginnastica in scarpe da ballerina.

Le mie membra irrigidite stanno per ritornare snelle come prima. C'è un esercizio fantastico: seder per terra, prendersi un tallone con ciascuna mano e poi alzare le gambe in aria. Bisogna che mi metta un cuscino sotto, per non maltrattare troppo il mio povero sedere.
Qui leggono un libro, intitolato Ochtend zonder Wolken [Mattino senza nubi]. Mamma lo trova bellissimo; vi sono trattati molti problemi della gioventù. Fra me e me ho pensato, un po' ironicamente: "Comincia coll'occuparti della gioventù che hai attorno!".
Credo che mamma pensi che le relazioni di Margot e mie coi nostri genitori siano le migliori possibili e che nessuno più di lei si occupi della vita dei propri figli. In questo, ne sono certa, tiene conto solamente di Margot, che non credo abbia i medesimi pensieri e i medesimi problemi che ho io. Non voglio lasciar capire a mamma che per uno dei suoi rampolli le cose stanno ben diversamente da come ella si immagina, perché ne sarebbe costernata e d'altronde non saprebbe in quale altro modo affrontare la situazione; preferisco dunque risparmiarle questo dispiacere, anche perché sono sicura che per me le cose resterebbero come prima.
Mamma sa benissimo che Margot le vuole più bene di me, ma pensa che sia una çosa passeggera. Margot mi sembra molto cambiata, non è più così dispettosa, è divenuta una cara ragazza e una vera amica. Ha cessato di considerarmi come una sciocchina che non conta nulla. .
Lo strano è che io talvolta mi vedo cogli occhi degli altri. Considero con tutto il mio agio i casi di una certa "Anna", e sfoglio il librò della mia vita come se fosse la vita di un altro.
Prima, a casa, quando ancora non riflettevo troppo, avevo di tanto in tanto l'impressione di non far parte della mia famiglia e di esser destinata a rimanere sempre un'estranea. Giocavo per qualche tempo a far la parte dell'orfana, finché mi infliggevo io stessa una punizione e mi dicevo che era colpa soltanto mia se io facevo
la vittima mentre stavo così bene. Seguì un periodo in cui mi sforzài di essere gentile. Ogni mattina quando qualcuno scendeva le scale speravo fosse la mamma che venisse a darmi il buon giorno, e la salutavo con affetto, perché veramente mi rallegravo che essa fosse così affettuosa con me. Poi la mamma mi faceva qualche osservazione scortese e io me ne andavo a scuola tutta scoraggiata. Tornando a casa la scusavo, pensavo fra me che ella doveva avere delle preoccupazioni, entravo in casa di buon umore, facevo un mucchio di chiacchiere, finché lo stesso fatto si ripeteva e io uscivo pensierosa' dalla stanza con "la mia cartella sottobraccio. Talvolta mi proponevo di continuare a fare il broncio, ma tornando a casa da scuola avevo tante novità da raccontare che il mio proposito era dimenticato e la mamma doveva stare a sentire tutto quello che mi era accaduto.
Poi ritornava il tempo in cui io di mattina non stavo pù in ascolto dei passi sulle scale, mi sentivo sola e di sera bagnavo il cuscino di lacrime.
Qui, tutto è molto peggiorato, lo sai. Ma Dio mi ha mandato un aiuto, Peter...
Prendo il mio medaglione, lo bacio e penso: "Che m'importano tutti questi pasticci? Peter mi appartiene e nessuno lo sa". In questa maniera' posso sopportare qualunque strapazzata.
Chi può sapere quello che avviene nell'animo di una fanciulla?
La tua Anna
Sabato, 15 gennaio 1944
Cara Kitty
non ha alcun senso che io continui a descriverti con tanti particolari le nostre baruffe e le nostre discussioni. Basterà dirti che abbiamo separato molte cose, come i grassi, il burro, la carne, e che ogni famiglia cuoce le proprie patate. Da qualche tempo mangiamo del pane di segale in più. perché alle quattro ci viene già una gran voglia di pranzare e non siamo più in grado di tenere a freno i nostri stomachi. Il compleanno di mamma si avvicina a grandi passi. Kraler le ha regalato dello zucchero fuori tessera, suscitando la gelosia dei Van Daan, perché il compleanno della signora non era stato festeggiato. Ma a che serve tormentarci reciprocamente con parole dure, pianti e discorsi invidiosi? Convinciti pure, Kitty, che sono loro quelli che più ci tormentano. Mamma ha espresso il desiderio, per ora inattuabile, di non vedere più i Van Daan per quindici giorni.
Mi domando molte volte se tutti coloro che debbono coabitare a lungo finiscono col litigare. Oppure siamo noi che abbiamo disdetta? È così egoista e avara la maggior parte dell'umanità? Sono contenta di aver imparato, stando qui, a conoscere meglio gli uomini, ma ne ho abbastanza. La guerra non si cura delle nostre baruffe, del nostro bisogno di libertà e di aria, perciò dobbiamo fare in modo che il nostro soggiorno qui sia il meno fastidioso possibile. Sto facendo una predica e credo che, se rimarrò qui un pezzo, diventerò una spilungona risecchita. E vorrei tanto essere ancora una vera ragazzina!

La tua Anna

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