Login

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Da l'amico ritrovato
di Fred Uhlman

Mia madre aveva troppo da fare per preoccuparsi dei nazisti, dei comunisti o di altra gente di quella risma e se mio padre non aveva dubbi sulla sua germanicità, mia madre ne aveva ancora meno.
Non le veniva neanche in mente che un essere umano dotato di buon senso potesse mettere in discussione il suo diritto di vivere e morire in quel paese. Veniva da Norimberga, dove era nato anche suo padre, avvocato, e parlava ancora tedesco con l'accento della Franconia (diceva Gabelche, forchettina, al posto di Gabele e Wagelche, carrozzino, invece di Wagele).

Una volta alla settimana si trovava con le amiche, per la maggior parte mogli di medici, avvocati e banchieri, per mangiare pasticcini alla crema e al cioccolato mi! Schlagsahne, bere innumerevoli caffè mi! Schlagsahne e spettegolare sulle servitù, le rispettive famiglie e gli spettacoli che avevano visto. Una volta ogni quindici giorni andava all'Opera e una volta al mese a teatro.
Di rado trovava il tempo per leggere, ma di tanto in tanto veniva in camera mia, guardava con nostalgia i miei libri, ne toglieva uno o due dallo scaffale, li spolverava e li rimetteva a posto.
Poi mi chiedeva come andava la scuola, ottenendone in cambio un immancabile "benissimo" ,

borbottato con voce brusca, e infine mi lasciava, portando con sé gli eventuali calzini da rammendare o le scarpe da risuolare.
A volte, con gesto impacciato, mi appoggiava la mano sulla spalla, ma ormai lo faceva sempre più sporadicamente, avvertendo la mia resistenza persino nei confronti di espansioni così modeste.
Solo quando ero malato riuscivo ad accettare la sua compagnia e mi arrendevo con riconoscenza alla sua tenerezza repressa.

TAGS:

Commenti

Potrebbero interessarti