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befana
Poesia sulla Befana
di Gioachino Belli
La viggijja de pasqua bbefania

La bbefana, a li fijji, è nnescessario
de fajjela domani eh sora Tolla?
In giro oggi a ccrompà cc'è ttroppa folla.
A li mii je la fo nne l' ottavario.
A cchiunque m'accosto oggi me bbolla:
e ccom'a Ssant'Ustacchio è cqui ar Zudario.
Dunque pe st' otto ggiorni io me li svario;
e a la fine, se sa, cchi vvenne, ammolla.

Azzeccatesce un po', d'un artarino .
oggi che ne chiedeveno? Otto ggnocchi;
e dd'una pupazzaccia un ber zecchino.
Mò oggnuno scerca de cacciavve l'occhi;
ma cquanno sémo ar chiude er butteghino,
la robba ve la dànno pe bbajocchi.

6 gennaio 1845

Questo sonetto è il primo di una breve serie dedicata alla festa dell'Epifania ( 6 gennaio) nota come la Befana, la vecchia a cavallo della scopa, che scendendo dal camino, porta nelle calze i giocattoli e il carbone per i bambini. 
La festa, che fonde l'antichissimo rito del ritorno dei morti e la festa cristiana dell'Epifania, segna la conclusione dell'attesa con la magica scoperta dei doni e nasconde anche un fondo crudele, come sono tutte le feste che premiano e puniscono. Il tono di questo primo sonetto è di infastidita polemica contro  i commercianti che si approfittano del clima festivo per aumentare ingiustamente il prezzo delle merci.

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