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Poesie della Befana

Poesia di Gioachino Belli - La notte de pasqua bbefania


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befanainvolo
Poesia per la Befana
di Gioachino Belli
La notte de pasqua bbefania

Mamma! mamma! - Donnite. - lo nun ho ssonno.
Fate dormì cchi Il'ha, ssor demonietto.
Mamma, me vojj' arzà. -Ggiù, stamo alletto.
Nun ce posso stà ppiù; cqui mme sprofonno.
lo nun ve vesto. - E io mo cchiamo Nonno.
Ma nun è ggiomo, - E cche mm'avevio detto
che cciamancava poco? Ebbè? vv'aspetto?
Auffa li meloni e nnu li vanno!
Mamma, guardat' un po' ssi cce se vede?
Ma tte dico cch'è nnotte. -Ajo! - Ch'è stato?
Oh ddio mio!,m'happijjato un granchio a un piede.
Via, -'Statte zitto, ma attizzo er lumino.
Sì, eppoi vedete un po' cche mm'ha pportato
la bbefana a la cappa der cammino.

Questo  sonetto mette sulla scena una madre insonnolita e un figlio che cerca ogni pretesto per correre a vedere cosa gli ha portato la Befana alla cappa del camino.

Nel 1832 Belli, in nota al sonetto Er zanatoto ossii er giubbileo, aveva così scritto:
«Da Epifania si è fatto Befania, ovvero la festa delle befane, larve che vengono da un paese lontano, e discendono giù pe' cammini a spaventare o regalare i fanciulli, secondo il merito. Que' meschinelli digiunano la sera della vigilia di tanta festa, onde offerire colla loro celetta un ristoro alla povera befana, che spende tante migliaia onde togliere ai genitori la riconoscenza del beneficio».

6 gennaio 1845

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