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Poesia di Wang Ya-Ping
Estate della campagna

Una estate che non assomiglia all'estate,
un vento secco che snerva gli uomini.
L'erba nuova piange al calore del sole,
le foglie sono di un secco colore giallo.
 Nei solchi non ci sono teneri germogli, .
 il grano alto un pìede è già tutto morto,
al tempio c'è folla che 1mplora pioggia,
ma il dio invocato non si commuove.
Quest'anno non c'è speranza di raccolto,
 il prezzo del grano sale come marea,
al futuro penoso è meglio non guardare,
l'esattore è già venuto tante volte ...
Una estate che non assomiglia all'estate,
nessuno zappa, nessuno semina;
 per la strada si avvia una folla affamata:
per vivere abbandonano la loro terra.

Abituati .come siamo a considerare l'estate come il più bel periodo dell'anno, a trascorrerne gran parte al mare o ai monti nel riposo e fra gli svaghi, non siamo portati a immaginare che, cosa può significare questo torrente di luce infuocata per i lavoratori dei campi, quando si ostina implacabile per mesi e mesi a negare il ristoro di un po' di pioggia. Eppure ogni anno, per loro, là dove il progresso non è giunto a costruire bacini e dighe per la conservazione dell'acqua e per l'irrigazione, l'estate può significare solo siccità, e quindi rovina e fame.
La poesia presenta appunto questo sinistro aspetto della "bella" stagione, che costringe a volte tanta gente disperata ad abbandonare, per sopravvivere, casa, terra e lavoro, o a ricominciare da capo l'opera come pionieri appena arrivati in un luogo ancora incolto e selvaggio.

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