Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

ricordi_di_guicciardini
I « Ricordi »
di Francesco Guicciardini


I Ricordi sono pensieri nati in margine alla carriera politica dell'autore, quasi un decantarsi della sua esperienza in lucide massime di cauta e faticata saggezza.
Il Guicciardini cominciò a scriverli nel 1512, ma poi li rivide e li rielaborò in due redazioni successive, nel 1528 e poi nel 1530, quando ne compì un'accurata scelta, riducendoli a 221.

Il titolo, mentre allude alla radice autobiografica di queste meditazioni, le colloca come in una luce esemplare di cose da ricordare, di ammonimenti o quintessenza di una vicenda politica e umana, senza pretendere però di caratterizzarli come norme assolute e universalmente valide.
Empirista come il Machiavelli, ma ben piu radicalmente, portato a precludersi ogni magnanima speranza e non sorretto dalla. concezione di una superiore razionalità della storia, il Guicciardini esprime in questi pensieri un sentimento pensoso e spesso amaro della realtà, e soprattutto la convinzione dell'impossibilità di fondare una scienza politica rigorosa che vada di là dall'esperienza quotidiaria.
Alla discrizionte, cioè all'arte difficilissima di sapersi adattare agli eventi, i Ricordi portano l'aiuto di una considerazione minuta di vari e imponderabili casi della vita, dai quali l'autore viene estraendo norme d'azione, ma con la coscienza della loro relatività; perché se è vero che nell'agire degli uomini ricorrono certi temi naturali e costanti, è vero anche che essi si presentano in un contesto sempre nuovo di
fatti concomitanti.
Occorre dunque « fermare il punto », considerare sempre tutte le componenti anche minime di una situazione, servendosi, per comprenderla, dell'esperienza passata, pronti però ad affrontare con la discrizione quel tanto di nuovo e imprevedibile che la realtà presenta.
Per questa ragione, i Ricordi non intendono presentarsi come un codice di comportamento, e neppure come un libro organico che esprima una teoria dell'agire politico.
In essi la realtà si rifrange in una molteplicità dicasi, a volte contraddittori, contraddittori sono fra loro alcuni ricordi, lo sforzo dell'autore di seguire in tutti i suoi aspetti la mutevole vita.
I migliori fra questi pensieri sono certe massime psicologiche e morali,
volte a definire la posizione instabile e limitata dell'uomo nel mondo, il carattere effimero di ogni soddisfazione umana, la sua finale vanità, l'inesplicabilità della legge che regola la nostra esistenza, sia essa chiamata Fortuna o Dio.
Piuttosto che un politico, potremmo dire che qui il Guicciardini è un moralista, un uomo che guarda con sguardo lucido e fermo se stesso e gli altri, per comprendere la vita, per raggiungere una faticosa e rassegnata saggezza.
D'altra parte, per questa tendenza a comprendere i fatti nella loro complessità, senza passione; ma con un pacata e lucido impegno intellettuale, i Ricordi sono un'ideale premessa alla
Storia d'Italia
.

Lo stile dei Ricordi è originalissimo. La disposizione all'osservazione puntuale e minuta della realtà, spinge l'autore alla ricerca di una estrema esattezza verbale, al gusto della parola precisa e pregnante, onde rendere le sfumature complesse della realtà. I periodi fluiscono calmi, limpidi, circostanziati, appena velati, a volte, da un senso di amarezza contenuta.
Si tratta, insomma, di uno stile fondato su di una nitida trama razionale,
composto, ma lontano dalle forme classicamente compiaciute come dalla pittoresca vivacità popolare, sempre pacato e incisivo, logico e serrato: lucido specchio di un lucido intelletto.


Dai « Ricordi »
1  lo ho desiderato, come fanno tutti gli uomini, onore e utile: e n'ho conseguito molte volte sopra quello che ho desiderato o sperato; e nondimeno non v'ho poi.

mai troato drento quella satisfazione che io mi ero lmmagmato; ragione, chi bene la considerassi, potentissima a tagliare assai delle vane cupidità degli uomini..

2 - Le grandezze gli onori sono communemente desiderati, perché tutto quello che vi è di bello e di buono apparisce el bene, non ci sarebbe ragione nessuna da dovergli desiderare, eccetto una sola: che quanto piu gli uomini sono onorati, reveriti e adorati, tanto piu pare che si accostino e diventino quasi simili a Dio,al quale chi è quello che non volessi assomigliarsi?

3 - Non crediate a coloro che fanno professione d'avere lasciato le faccend~ e le grandezze  volontariamente e per amore della quiete, perché quasi sempre ne è stata cagione o leggerezza  o necessità: però si vede per esperienza che quasi tutti, come se gli offerisce uno spiraglio  di potere tornare alla vita di prima, lasciata la tanto lodata quiete, vi si gettano con quella furia  che fa el fuoco alle cose bene unte e secche.

4 - Lo ingegno piu che mediocre è dato agli uomini per loro infelicità e tormento, perché non serve loro a altro che a tenergli con molte piu fatiche ansietà che non hanno quegli che sono piu positivi.

5 - Sono varie le nature degli uomini: certi sperano tanto che mettono per certo quello che non hanno, altri temono tanto che mai sperano se non hanno in mano.
lo mi accosto piu a questi secondi che a' primi; e chi è di questa natura si inganna manco, ma vive con più tormento.

6 - Non dire: « Dio ha aiutato el tale perché era buono, el tale è capitato male perché era cattivo»; perché spesso si vede el contrario.
Né per questo dobbiamo dire che manchi la giustizia di Dio, essendo e consigli suoi si profondi che merita mente sono detti abyssus multa.

7 - E filosofi, e e teologi, e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie; perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità.

8 -  Né e pazzi né e savi non possono finalmente resistere a quello che ha a essere: però io non lessi mai cosa che mi paressi meglio detta che quella che disse colui:
« Ducunt volentes fata, nolentes trahunt».

9 - È certo gran cosa che tutti sappiamo avere a morire, tutti viviamo come se fussimo certi avere sempre a vivere. Non credo sia la ragione di questo perché ci muova più quello che è innanzi agli occhi e apparisce al senso che le cose lontane e che non si veggono perché la morte è propinqua e si può dire che per la esperienza quotidiana ci apparisca a ogni ora.
Credo proceda perché la natura ha voluto che noi viviamo secondo che ricerca el corso overo ordine di questa machina mondana: la quale non volendo resti come morta e sanza senso, ci ha dato propietàdi non pensare alla morte,
alla quale se pensassimo, sarebbe pieno el mondo di ignavia e di torpore.

1O - Quando io considero a quanti accidenti e periculi di infermità,di caso, di vio!enza, e  in modi infiniti, è sottoposta la vita dell'uomo, il quante cose bisogna concorrino nello anno  a volere che la ricolta sia buona, non è cosa di che io mi maravigli piu, che vedere uno uomo vecchio, uno anno fertile.

11 - lo non So a chi dispiaccia piu che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti;  si perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio, e ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano.
Nondimeno el grado che ho avuto con piu pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare  mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, avrei amato Martino Luther quanto me medesimo: non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che  è interpretata e intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a' termini debiti,cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità.

12 - Non biasimo e digiuni, le orazione e simile opere pie che ci sono ordinate dalla Chiesa o ricordate da' frati. Ma el bene de' beni è -e a comparazione di questo tutti gli altri sono leggieri-non nuocere a alcuno, giovare in quanto tu puoi a ciascuno.

13 - Non vi spaventi dal beneficare gli uomini la ingratitudine di molti; perché, oltre che el beneficare per se medesimo, sanza altro obietto, è cosa generosa e quasi divina, si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno sì grato che ricompensa tutte - le ingratitudine degli altri.

14.- Gli uomini tutti per natura sono inclinati più al bene che al male, né èl alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi più volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini e sì spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene.
E però' e savii legislatori trovorono e premii e le pene: che non fu altro che con la speranza e col timore volere tenere fermi gli uomini nella inclinazione loro naturale.

15 - Non si può tenere stati secondo conscienza, perché - chi considera la origine loro-tutti sono violenti, da quelli delle republiche nella patria propria in fuora, e non altrove e da questa regola non eccettuo lo imperadore e manco e preti, la violenza de' quali è doppia, perché ci sforzano con le arme temporale e con le spirituale.

16. - Dissemi el marchese di Pescara, quando fu fatto papa Clemente, che forse non mai piu vedde riuscire cosa che fussi desiderata universalmente.
La ragione di questo detto può essere che e pochi e non e molti danno communemente el moto alle cose del mondo, e fini di questi sono quasi sempre diversi da' fini de' molti, e però partoriscono diversi effetti da quello che molti desiderano.

17 - Chi disse uno popolo disse veramente uno animale pazzo, pieno di mill,e errori, di mille confusione, sanza gusto, sanza deletto,
sanza stabilità.

18 - E' grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente e, per dire cosl, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione ed eccezione per la varietà delle circunstanze, le quali non si possono fermare con una medesima misura: e queste distinzione e eccezione non si truovano scritte in su' libri, ma bisogna le insegni la discrezione.

19 - Quanto si ingannono coloro che a ogni parola allegano e Romani! Bisognerebbe avere una città condizionata come era la loro, e poi governarsi secondo quello  essemplo: el quale a chi ha le qualità di sproporzionate è tanto disproporzionato, quando sarebbe volere che uno asino facessi il corso di uno cavallo.

20 - Piccoli principi e a pena considerabili sono spesso cagione di grandi ruine o di felicità però è grandissima prudenza avvertire e pesare bene ogni cosa benché minima.

21 - Sarebbe da desiderare el potere fare o condurre le cose sue a punto, cioè in modo che fussino sanza uno minimo disordine o scrupulo. Ma è difficile el fare questo; in modo che è errore lo occuparsi troppo in limbiccarle,perché spesso le occasione fuggonò mentre che tu perdi tempo a condurre quello a punto; e anche quando credi averlo trovato e fermo,ti accorgi spesso non essere niente, perché la natura delle cose del mondo è in modo .che è quasi impossibile trovarne alcuna
che in ogni parte non vi sia qualche disordine e inconveniente.
Bisogna resolversi a torle come sono e pigliare per buono quello che ha in sé manco male.


22 - Accade che qualche volta e pazzi fanno maggiore cose che e savi. Procede perché el savio, dove non è necessitato, si rimette assai alla ragione e poco alla fortuna, el pazzo assai alla fortuna e poco alla ragione; e le cose portate dalla fortuna hanno talvolta fini incredibili.
E savi di Firenze arebbono ceduto alla tempesta presente; e pazzi, avendo contro ogni ragione voluto opporsi, hanno fatto insino a ora quello che non si sarebbe creduto che la città nostra potessi in modo alcuno fare; e questo è che dice el proverbio Audaces fortuna iuvat.

23 - Non vi maravigliate che non si sappino le cose delle età passate, non quelle che si fanno nelle provincie o luoghi lontani; perché,se considerate bene, non s'ha vera notizia delle presenti, non di quelle che giornalmente si fanno in una medesima città; e spesso tra palazzo e la piazza  è una nebbia sì,folta o uno muro sì grosso che, non vi penetrando l'occhio degli uomini, tanto sa el populo di quello che fa chi governa o della ragione perché lo fa, quanto delle cose che fanno in India.
E però si empie facilmente el mondo di opinione erronee e vane.


24 - Parmi che tutti gli istorici abbino, non eccettuando alcuno, errato in questo: che hanno  lasciato di scrivere molte cose che a tempo loro erano note, presupponendole come note.
Donde nasce che nelle istorie de'Romani, de'Greci e di tutti gli altri si desidera oggi la notizia in molti capi: verbigrazia,delle autorità e diversità de' magistrati, degli ordini del governo, de' modi della milizia,. della grandezza delle città e di molte altre cose- simili,  che a' tempi di chi scrisse erano notissime e però pretermesse da loro. Ma se avessino considerato che con la lunghezza del tempo si spengono le città e si perdono le memorie delle cose, e che non per altro sono scritte le
istorie che per conservarle in perpetuo, sarebbono stati piu diligenti a scriverle, in modo che così avessi tutte le cose innanzi agli occhi chi nasce in una età lontana come coloro che sono stati presenti: che è proprio el fine della istoria.

Commenti

Potrebbero interessarti