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Guicciardini2
Le « Considerazioni sui Discorsi del Machiavelli»
di Francesco Guicciardini


Le Considerazioni, scritte probabilmente nel 1528, durante il ritiro di Finocchitto, costituiscono, insieme con i Ricordi, l'espressione piu importante delle teorie politiche del Guicciardini.
In esse l'autore discute puntualmente i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio del Machiavelli, criticandone non solo le conclusioni e le soluzioni ma anche il fondamento generale, la visione, cioè, della storia romana come storia esemplare e ancora idealmente attuale.

Anche qui la meditazione del Guicciardini non si sviluppa in forma sistematica, ma, come ha detto con felice immagine il Sapegno, « per mezzo di osservazioni critiche spicciole in margine alle pagine di un libro ovvero ai casi della vita ».
Dall'ideale dialogo col Machiavelli balzano evidenti le differenze di pensiero e d'animo dei due grandi fiorentini.
Le possiamo cogliere immediatamente confrontando il loro stile.

Quanto il Machiavelli è reciso, appassionato, che sembra porsi davanti ai problemi con un tono agonistico, di drammatica alternativa, altrettanto il Guicciardini è pacato, calmo, circostanziato.
Alla tensione dinamica del primo, si contrappone qui un periodare ampio, inteso al ragionamento e alle distinzioni sottili, tutto concretezza,che sembra ricavare con riluttanza una conclusione generale dal fatto concreto.
Il Machiavelli è l'ideologo che proietta la storia passata  nella sua passione attuale e vi cerca un incentivo all'azione, il Guicciardini è lo storico che intende ricostruire i fatti in tutte le loro sfumature, comprendere con lucida intelligenza  il passato.