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MadreTeresa
Ganxhe Bojaxhiu
Madre Teresa di Calcutta


Madre Teresa - La Madre della Carità
L'infanzia e la gioventù
di Ganxhe Bojaxhiu ( Madre Teresa )

Ganxhe Bojaxhiu (si pronuncia Gange Boiagiu) è nata a Skopje il 27 agosto 1910, come terza figlia dei genitori Kolé e Drane.
Nella concezione albanese, sotto l'influsso turco e islamico, che dominò queste parti per cinque secoli, il maschio è sempre il preferito per tante ragioni storiche, per il nome della famiglia, per la difesa, per il lavoro, per l'eredità.
Ecco come il Corano vede e valorizza la donna nella concezione islamica: «Secondo il Corano (il libro sacro dei musulmani) la donna è subordinata e questo sembrò essenziale al riformatore... Allah (così chiamano i musulmani Dio) aveva una frase che non permetteva equivoci: gli uomini sono al di sopra delle donne di un gradino e la religione è la faccenda da uomini».
TaIe concezione sottovaluta la donna e non la considera una persona umana, ma un semplice oggetto destinato al servizio dell'uomo-maschio senza libertà e volontà di scelta nelle cose più importanti come il matrimonio, la vocazione, il lavoro.
Questa concezione si è radicata nell'animo del popolo semplice che crede profondamente che questa sia l'unica strada giusta, lecita, umana.
Anche nel Codice consuetudinario di Lek'é Dukagjini (codificato epubblicato dal francescano P. Shtjefen Gjeçoyi nel 1933 come un'opera postuma,perché fu assassinato per motivi politici il 14 ottobre del 1929) purtroppo è presente una concezione negativa della donna, come per esempio: «Altri diritti la donna non ha, solo è una borsa (zhabe, la rana) per portare il bambino che le ha dato Iddio, altri diritti non ha, né per dare né per prendere (in ordine del matrimonio del figlio), ma solo il padre è il padrone di casa».
«Già è stato detto che essa (la femmina) non è molto gradita al suo comparire alla vita, perché nel concetto degli albanesi è il maschio che conta e non la donna».

La nascita dei bambini, specialmente maschi, è ragione di grande festa.
Un matrimonio sterile si considera come sciagura, una condanna di Dio (sposalizio sfortunato). Perciò il proverbio: "Chi non ha figlio o figlia non ha carne né anima".
Poi per mostrare la gioia quando nasce un maschio si dice: "Quando nasce un maschio cantano le travi della casa".
Il maschio, e perciò anche la prole maschile, è molto più stimata, tanto da considerare un matrimonio infelice e degno di essere rimpianto se ha solo la prole femminile.
La vera disgrazia familiare è tuttora non avere figli maschi.
Proprio per queste ragioni lo scopo principale della vita, dell'esistenza, del matrimonio, del lavoro della donna albanese è l'avere figli, perché tutta la vita è vista, vissuta, spinta verso i figli: accanto ai figli essa trascorre i momenti più intimi e più felici.
E' stto scritto un po' più a lungo riguardo alla concezione albanese della donna e della vita familiare, per poter meglio capire l'ambiente familiare, socio-culturale, in qualche modo anche religioso, partendo proprio dalla concezione islamica, che si era imposta per forza e con tanta violenza anche nelle famiglie cattoliche albanesi, anche se non'del tutto.
Infatti la visione cristiana combatteva e rifiutava radicalmente questa valutazione tanto umiliante e disumana della donna.
Non era facile andare contro corrente, perché si rischiava molto si potrebbe dire tUtto, e perciò il successo non era per niente garantito.
In breve si può dire così: secondo il Corano i genitori hanno il potere assoluto sulla figlia, perciò essi decidono anche in materia di matrimonio.
Dopo la padronanza assoluta del padre, la donna passa sotto quella del marito, il quale a piacere può cacciarla, punirla ecc.
Riguardo alla proprietà i maschi possiedpno il doppio delle femmine; i figli sono esclusiva «proprietà» del padre; il preferito è sempre il maschio; la femmina è accettata come un male inevitabile.
Quando nacque Ganxhe Bojaxhiu, ( MADRE TERESA ) pur essendoci ancora il dominio turco a Skopje e nelle varie regioni circostanti, la famiglia l'accettò con tanto amore e gratitudine, come un dono di Dio, anche se i genitori avrebbero preferito un altro maschio, secondo le usanze e la tradizione popolare del tempo.
Dopo una settimana (Madre Teresa) fu battezzata nella chiesa cattedrale del
Sacro Cuore a Skopje, con il nome abbastanza popolare e usato, GANXHE, bocciolo, fiore, nome che esprimeva il
desiderio della famiglia, che questo germoglio maturasse bene e portasse dei frutti!
Si dice che fu il padre Kole ad insistere che fosse battezzata con questo nome.
Tutta la famiglia fu riunita in festa intorno alla piccola Ganxhe.
Soprattutto erano presenti tanti poveri che venivano per festeggiarla e benedirla, per ringraziare la famiglia Bojaxhiu di tanti benefici.
Scherzando, bevendo, cantando si facevano gli auguri alla bimba.
Alcuni fecero già le previsioni: sarà una buona donna come la madre, la gioia della famiglia e della comunità parrocchiale di Skopje.
Sarà una buona commerciante secondo la tradizione familiare...
Sarà... La madre Drane disse: «Sarà quello che Dio vorrà e sceglierà.
È mia, ma è ancora di più di Dio, come tutti noi, tutte le nostre famiglie».
Di salute era sempre un po' debole, così che la madre era preoccupata, temeva e soffriva. Quando la piccola compì sette anni frequentò la scuola cattolica presso'la parrocchia del Sacro Cuore, e poi quella statale.
Nella chiesa parrocchiale ricevette la prima comunione e la cresima.
Era molto intelligente, obbediente, era la gioia e l'amore per tutta la famiglia.
Il fratello Lazer la ricorda: «Era una ragazza normale, forse un po' ritirata ed introversa. Aveva molte amiche.
Stava sempre assieme a loro, e anch'esse venivano spesso da lei.
Già dalla scuola elementare si era notato il suo talento per lo studio.
Era la prima della classe, sempre pronta ad aiutare gli altri.
Aveva un'amica intima, la figlia del dottor Miljkovié. Da ragazzina aveva un'inclinazione per le poesie, che scriveva e che leggeva alle compagne.
Con loro era molto aperta, mentre con gli uomini era timida.
Era comunqte molto socievole, e non badava alla religione, alla lingua o alla nazionalità.
Non ha mai detto di no ai genitori.
Sua madre la citava come esempio: "Fai come Ganxhe, non importa se è più piccola!".
La madre di (Ganxhe) voleva sempre ordine e disciplina da tutti.
Ogni sera si dovevano pulire le scarpe, il fratello spesso diceva "Ganxhe, fallo tu, dai", perché per me che sono un maschio era quasi una vergogna fare certi lavori,
(Madre Teresa) rispondeva: "Va bene, fratellino, lo farò!"
Lei  non faceva mai la spia.
La mamma di Ganxhe capiva che la figlia aveva la vocazione religiosa.
E diceva che non avrebbe goduto per molto della compagnia di Ganxhe per due motivi: la sua salute cagionevole, oppure la sua donazione a Dio.
Per questo amava molto Ganxhe, ma quando Dio la chiamò, lei la offerse volentieri».
Da giovane Ganxhe oltre che nelle attività di studio era molto impegnata nella comunità parrocchiale; cantava nel coro, recitava nel teatro della città, e nelle varie manifestazioni
della parrocchia; ballava, scriveva molte poesie, suonava il mandolino.
La parrocchia per lei, come anche per tutta la famiglia Bojaxhiu, fu la seconda famiglia. Un grande influsso ebbe prima di tutto l'arcivescovo di Skopje Mons. Lazer Mjeda, il quale era amico della famiglia Bojaxhiu e la frequentava spesso. Kole, uomo ricco e buono, come era, aiutava molto l'arcivescovo e le istituzioni religiose.
L'arcivescovo era molto riconoscente ed esprimeva la sua gratitudine mediante la preghiera per la sua famiglia, qualche piccolo dono, tra cui qualche buon libro, perché suo fratello Don Ndrè Mejda era un giovane scrittore albanese (1866-1937), ed egli lo aiutava sostenendolo materialmente e spiritualmente nell'impegno arduo e creativo.
Spesso diceva: «Kole, che Dio ti paghi adesso e nell'eternità per tutto quello che fai per me, per la Chiesa, per il popolo albanese, tu e la tua famiglia».
Ganxhe leggeva molto, le piacevano soprattutto le poesie di Don Ndrè Mjeda e di altri poeti albànesi.
Un ruolo importante, direi anche decisivo, ebbero anche i padri gesuiti della «Missione volante» della provincia Veneta.
Il primo fu p. Gasper Zadrima, albanese, che venne a Skopje nel 1921 dove per un anno fu cappellano, per poter conoscere meglio la situazione.
Dopo aver fatto una certa esperienza pastorale, scrisse ai suoi superiori di Zagabria
chiedendo loro di tpandargli un altro sacerdote in aiuto, in quànto la diaspora era grande e larghissima, dalla Macedonia fino al confine con la Bulgaria, Grecia ed Albania.
Nel 1922 egli assunse la parrocchia del Sacro Cuore a Skopje diventando parroco e assumendo un impegno particolare: visitare i parrocchiani nelle varie zone.
Il neo arrivato p. Cepetié invece prenderà cura della pastorale giovanile della parrocchia.
Padre Cepetié riferisce ai superiori di Zagabria riguardo al suo apostolato fra i giovani:
«Il ginnasio è stato aperto e ha cominciato i lavori tre settimane fa. lo mi occupo di cinque classi. In queste classi vi sono 34 alunni cattolici; è un numero abbastanza buono per la parrocchia di Skopje.
Con i nostri alunni cattolici spero che si potrà lavorare bene.
Avrò quattro ore ufficiali e due di mia iniziativa.
Penserei prima di tutto di radunarli la domenica per il canto.
Dopo vedremo cosa si potrà fare; spero qualcosa di più... Adesso ho intenzione di visitare tutte le famiglie per mettermi d'accordo su come e quando mandare i bambini alla catechesi».
Oltre alla scuola ci sono anche la catechesi parrocchiale,il canto, le recite, il piccolo teatro e tante altre attività.
Nel 1924 p. Cepetié scrisse di nuovo ai superiori di Zagabria la seguente comunicazione: «Con gli alunni del ginnasio, grazie a Dio, non ho nessuna difficoltà.
Vengono con tanta fiducia e io cerco di aiutarli come posso; se non posso procurare
loro dei libri di catechismo, li do in prestito.
Qualche volta in settimana ho anche dieci ore di lezione, perché sono rimasto troppo indietro con la materia e vorrei poter fare tutto e bene.
Dopo la scuola elementare i ragazzi vengono due volte la settimana da me per il catechismo, e
qualche volta li trattengo anche la domenica dopo la messa.
Il guaio è la diversità della lingua: uno prega in croato, un altro in sloveno, quell'altro in albanese, altri in ceco, tedesco, francese, italiano.
Abbiamo deciso di confessare tutti i ragazzi del ginnasio il 23 dicembre.
Così avranno la possibilità di ricevere la comunione a Natale e anche dopo.
Anche questa prassi pian piano sta dando buoni frutti... ».
Ganxhe (Madre Teresa) aiutava il prete anche per il catechismo, perché come ha sempre ricordato lei stessa, spesso traduceva in albanese dal serbocroato, per la maggioranza dei ragazzi che non capivano questa lingua, e che quindi avevano molte difficoltà nel seguire
il catechismo in parrocchia.
Nel 1923 arrivò come cappellano p. Anton Bukovié, poi p. Cepetié (1924) e nel 1925 venne a sostituirlo p. Jambrekovié, il quale il 6 maggio del 1925 fu nominato parroco e
rimase a Skopje fino al 1928.
Due parole su questi preti-pastori che hanno educato la nostra Ganxhe Bojaxhiu.
«P  Zadrima era abbastanza severo, un uomo per la disciplina e per l'ordine, ma anche un sacerdote buono e laborioso. Durante le funzioni religiose teneva sempre una bacchetta in mano. Una volta Ganxhe disseal fratello: "Mi sembra che tu non voglia bene a padre Zadrima".Io risposi: "Come posso volergli bene, se tiene sempre in mano quella bacchetta?".
Lei allora mi disse: "Tu gli devi volere bene, e devi rispettarlo, perché egli è il sacerdote di Cristo!". Lavora molto con i ragazzi, con la gioventù cattolica, e vivendo in una diaspora religiosa, nazionale, culturale, linguistica, cerca in tutti i modi di mantenerci uniti... ».
P. Blikovié era un grande lavoratore e un uomo di preghiera, ma era stato per poco tempo a Skopje. P. Jambrekovic fu forse quello che avrebbe avuto il maggior influsso nella vita della giovane Ganxhe.
Lorenc Antoni, il cugino e coetaneo di Madre Teresa: «Era un grande organizzatore ed anche un grande amico del popolo albanese (d'origine era croato.).
Lavorava giorno e notte con noi giovani... Spesso ci diceva: Andate a scuola, perché senza istruzione non si fa nulla.
Gjergj Kastrioti-Skenderbeg aveva una spda pesante quaranta chili, e con quella difendeva il popolo albanese e l'Europa.
Egli ci insegnò di tutto.
Ecco un esempio: per tre mesi ci parlò di Dante Alighieri e del suo Inferno. Ci istruiva su tutto ciò che era vita pratica:
medicina, scienza, recite, poesie, perfino come dirigere un'orchestra.
Era veramente un grande organizzatore, un apostolo.
Per educarci meglio e con più facilità, fondò la Congregazione di Maria.
A questa si iscrisse anche Ganxhe, e fu un membro malto attivo.
Costituì inoltre l'Associazone della Gioventù Cattolica.
Lì venivano organizzate molte feste, incontri culturali, recitazioni, concerti di beneficenza, poi passeggiate, gite ecc.
Vi erano iscritti una quarantina tra ragazzi e ragazze.
Secondo l'interpretazione di Lorec Antoni, questo vero apostolo, e sacerdote di Cristo, con la sua vita e con tutte queste attività infastidiva le autorità civili, che vollero allontanarlo da Skopje, perché cercava in tutti i modi di mantenere viva la comunità cattolica da tutti i punti di vista: religioso, culturale, nazionale.

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