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bambinello
Preghiera di Papa Giovanni Paolo II

Ti ringraziamo per il tuo amore
Natale 1983

 Ti ringraziamo, o Padre nostro,
per il Verbo che si fece carne
e, nella notte di Betlemme,
venne ad abitare in mezzo a noi
Ti ringraziamo per il Verbo,

cui comunichi eternamente
la realtà santissima
della tua stessa divinità.
Ti ringraziamo per il Verbo,

in cui hai dall’eternità
deciso di creare il mondo,

affinché esso rendesse testimonianza a Te.
Ti ringraziamo, perché nel tuo Verbo

hai amato l’uomo
«prima della creazione del mondo»
Ti ringraziamo, perché in lui, tuo Figlio prediletto,

hai deciso di rinnovare tutto il creato;
hai deciso di redimere l’uomo.
Ti ringraziamo, eterno Padre,

per la notte di Betlemme
della nascita di Dio,
allorché il Verbo si fece carne
e la potenza della Redenzione
venne ad abitare in mezzo a noi.
«Ti ringraziamo, o Padre nostro,

per la santa vita di Davide, tuo servo,
che a noi rivelasti
per mezzo di Gesù, tuo Figlio»,
nato dalla Vergine e deposto in una mangiatoia.
In questa «vita di Davide»
,
nell’eredità di Abramo
hai promesso la tua salvezza
e la tua eterna alleanza a tutti gli uomini,
a tutti i popoli della terra.
Ti ringraziamo per l’eredità della tua grazia,

che non hai sottratto al cuore dell’uomo,
ma hai rinnovato mediante
la nascita terrena del tuo Figlio,
affinché noi, per opera della sua Croce
e della sua Risurrezione,
riacquistiamo, di generazione in generazione,
la dignità di figli di Dio,
perduta a causa del peccato,
la dignità di fratelli adottivi
del tuo eterno Figlio.
Ti rendiamo grazie, o Padre santo,

per il tuo santo nome,
al quale hai dato di rifiorire nei nostri cuori
mediante la Redenzione del mondo.
Ti ringraziamo, eterno Padre,

per la maternità di Maria Vergine,
che sotto la protezione di Giuseppe,
il carpentiere di Nazaret,
ha messo al mondo il tuo Figlio
in una totale povertà.
«Venne fra la sua gente,

ma i suoi non l’hanno accolto»
E, tuttavia egli ha accolto tutti noi

già fin dalla sua stessa nascita,
e ha abbracciato ciascuno di noi
con l’amore eterno del Padre,
con l’amore che salva l’uomo,
che rialza dal peccato la coscienza umana:
in Lui abbiamo la riconciliazione
e la remissione dei peccati.
Ti ringraziamo, Padre celeste,

per il Bambino deposto in una mangiatoia:
in Lui «si sono manifestati la bontà di Dio,
salvatore nostro,
e il suo amore per gli uomini».
Ti ringraziamo, eterno Padre,

per quest’amore,
che discende come un debole Infante
nella storia di ciascun uomo.
Ti ringraziamo,

perché, «da ricco che era,
si è fatto povero per noi,
perché diventiamo ricchi
per mezzo della sua povertà»
Ti ringraziamo per la mirabile economia

della Redenzione, dell’uomo e del mondo,
che si rivela per la prima volta
nella notte della nascita a Betlemme.
Padre nostro! «Tu, Signore onnipotente,

hai creato ogni cosa per il tuo nome,
hai dato agli uomini il cibo
e la bevanda come nutrimento».
Guarda con gli occhi del neonato Bambino

gli uomini che muoiono di fame,
mentre somme ingenti sono impegnate
per gli armamenti;
guarda l’indicibile dolore dei genitori,
che assistono all’agonia dei figli
imploranti quel pane
che non hanno
e che non potrebbe essere procurato
anche solo con una piccola parte delle spese
profuse in mezzi sofisticati di distruzione,
dai quali sono rese
sempre più minacciose
le nubi,
che si addensano
sull’orizzonte dell’umanità.
Ascolta, o Padre, il grido di pace

che sale dalle popolazioni martoriate
dalla guerra,
e parla al cuore
di quanti possono contribuire,

mediante la trattativa e il dialogo,
a soluzioni eque e onorevoli
delle tensioni in atto.
Guarda il cammino ansioso e tribolato

di tante persone che faticano
per procurarsi i mezzi di sopravvivenza,
per progredire e per elevarsi.
Guarda le angosce e le sofferenze,

che straziano gli animi
di quanti sono costretti
a forzata lontananza
dalle proprie famiglie
o vivono in una famiglia disgregata
dall’egoismo e dall’infedeltà;
di quanti sono senza lavoro,
senza casa, senza patria,
senza amore, senza speranza.
Guarda i popoli

che sono senza gioia
e senza sicurezza,
perché vedono conculcati
i propri fondamentali diritti;
guarda il nostro mondo odierno,
con le sue speranze e le sue delusioni,
con i suoi slanci e le sue viltà,
con i suoi nobili ideali
e i suoi umilianti compromessi.
Spingi le persone e i popoli

a rompere il muro dell’egoismo,
della prepotenza e dell’odio,
per aprirsi al rispetto fraterno
verso ogni uomo, vicino e lontano,
perché è uomo,
perché è fratello in Cristo.
Induci ciascuno a porgere

l’aiuto necessario
a chi è nel bisogno,

a donarsi per il bene di tutti,
a rinnovare il proprio cuore
nella grazia di Cristo Redentore.
Assisti la tua Chiesa

nel suo prodigarsi per i poveri,
per gli emarginati, per i sofferenti.
Custodisci e rafforza in tutti i cuori

l’anelito alla fede in Te
e alla bontà verso i fratelli;
la ricerca della tua presenza
e del tuo amore,
la fiducia nella tua potenza
redentrice e salvifica,
la confidenza nel tuo perdono
e l’abbandono alla tua Provvidenza.

Il gesuita e poeta britannico Gerard Manley Hopkins (Stratford, 28 luglio 1844 – Dublino, 8 giugno 1889), affermò «Sono proprio i poeti che hanno composto le più belle preghiere», in una lettera del 1887 il 22 dicembre.