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Ottava Stazione: Le donne di Gerusalemme piangono su Gesù

Via Crucis 
Papa Giovanni Paolo II  ( Karol Wojtyla )

V. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R. Quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum.

Gesù dice: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma
piangete su voi stesse e sui vostri figli» (Lc. 23, 28).
Strane queste parole. Parole di consolazione, che sono insieme
un ammonimento.

E quest'ammonimento va ancora oltre: «Ecco verranno giorni
nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci!
Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno
secco?» (Lc. 23, 29-31).

Con tali parole Gesù risponde al pianto e al lamento delle
donne di Gerusalemme, che Lo accompagnano sulla via della croce.
Raggiunge con queste parole tutti i dolori che colpiranno l'uomo
lungo la prospettiva sempre più lontana del futuro. Non
solo del futuro di Gerusalemme, ma di tutto il mondo umano.

Tutte le sofferenze dell'uomo, del mondo umano - legate all'eredità del peccato - confluiscono verso la sofferenza di Cristo.
Lui è «il legno verde». In Lui si rivela la Nuova Giustizia. La
Nuova Vita. Dalla sua croce la Redenzione s'irradia su tutti gli
uomini.
E così le parole di ammonimento, rivolte alle donne di Gerusalemme
parole gravi - portano in sé la luce della speranza.
Dicono: «non piangete». Sono parole di consolazione per l'uomo
imbrigliato nell'«aridità» del mondo. Per l'uomo minacciato.

Preghiamo.
O Gesù Cristo!
Sii con noi in ogni tempo!
Affinché sappiamo permeare
con la luce del tuo V angelo
ogni prova che la vita ci porta!

Tutti:

Pater noster...
Ti nati vulnerati,
tam dignati pro me pati,
poenas mecum divide.