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Papà Gambalunga
Frasi e citazioni del libro Papà Gambalunga
Jean Webster

Jean Webster, pseudonimo di Alice Jane Chandler Webster (1876 – 1916), scrittrice statunitense.

Forse potrei chiamarti Caro Signor Odiatore di Ragazze. Ma questo sarebbe offensivo per me. Oppure Caro Signor Riccone, ma questo sarebbe poco riguardoso nei tuoi confronti, come se il denaro fosse la tua unica caratteristica.

Caro Papà Gambalunga ho cambiato nome. Sui registri sono sempre "Jerusha", ma d'ora in poi sarò "Judy" in tutti gli altri posti. Non è tanto bello, vero, doversi dare da soli l'unico nomignolo mai avuto nella vita…

Forse non è molto appropriato mandarti il mio amore. Se non lo è, ti prego di scusarmi. Ma io devo pure amare qualcuno, e la scelta è limitata solo a te e alla signora Lippett.

Ti prometto che non sarò mai più così cattiva, perché ora so che sei una persona vera. E prometto anche di non annoiarti con altre domande. Continui a detestare le ragazze?

Caro Papà Gambalungaadoro l'università e te che mi ci hai mandata: sono molto, molto felice, e così elettrizzata ogni momento della giornata che la sera faccio fatica ad addormentarmi.

Urrà! Ho un carattere davvero meschino, come vedi. L'università diventa sempre più gradevole.

Non sono i gradi piaceri quelli che contano, ma i piccoli, se li sai sfruttare. Posso dire di aver scoperto il segreto della felicità, paparino,
ed è questo: vivere nel presente, senza rimpianti per il passato, senza impazienza per il futuro;
bisogna prendere tutto quello che si può all'attimo presente, ecco.

Era, insomma, una giornata stressante, e lo era soprattutto per la povera Jerusha Abbottt che, essendo l'orfanella con più anni, ne doveva sopportare il peso maggiore.

Il primo mercoledì di ogni mese era un giorno davvero terribile! Un giorno atteso con timore, da sopportare con coraggio e da dimenticare il più in fretta possibile. Tutti i pavimenti dovevano essere puliti senza macchia, tutte le sedie senza un granellino di polvere e tutti i letti rifatti senza una piega. Novantasette piccoli orfani, bambini e bambine, andavano strigliati, pettinati e rivestiti dei loro abiti di cotone inamidati a puntino; e a tutti e novantasette bisognava ricordare le buone maniere, preparandoli a rispondere con garbo "Sissignore" e "No, signore" se una delle autorità avesse loro rivolto la parola.

«Le lettere dovranno essere indirizzate al signor John Smith e verranno inviate all'attenzione del suo segretario. Il nome del gentiluomo non è John Smith, ma lui preferisce rimanere anonimo. Per te lui non sarà mai altro che il signor John Smith.

Forse potrei chiamarti Caro Signor Odiatore di Ragazze. Ma questo sarebbe offensivo per me. Oppure Caro Signor Riccone, ma questo sarebbe poco riguardoso nei tuoi confronti, come se il denaro fosse la tua unica caratteristica.

Alle superiori le compagne se ne stavano raccolte in gruppetti e non facevano altro che fissarmi. Io ero buffa e diversa, e lo sapevano tutte. Mi pareva di portare un cartellino in faccia con su scritto "Orfanotrofio John Grier".

È bellissimo ricevere una cultura, ma è nulla in confronto all'incredibile esperienza di possedere sei abiti nuovi.

L'amarezza di dover usare gli abiti scartati dal nemico ti mangia l'anima, credimi. Anche se dovessi mettere calze di seta per il resto dei miei giorni, credo che non riuscirei mai cancellare quella tremenda ferita.

So di non dovermi aspettare lettere di risposta, e mi hanno raccomandato di non infastidirti con domande inutili, ma dimmi, Papà, solo per questa volta: sei tremendamente vecchio o solo un po' vecchio?

Non ho mai letto Mamma Oca o David Copperfield o Ivanhoe o Cenerentola o Barbablù o Robinson Crusoe o Jane Eyre o Alice nel paese delle meraviglie, e nemmeno una sola parola di Rudyard Kipling. Non sapevo che Enrico VIII si fosse sposato più di una volta, o che Shelley fosse un poeta. Non sapevo che gli uomini discendessero dalle scimmie, che R.L.S. stesse per Robert Louis Stevenson o che George Eliot fosse una donna

Ti darei un enorme dispiacere, Papà, se alla fine mi rivelassi non una grande scrittrice, ma solo una ragazza normale?

Caro Papà Gambalunganon credo che potrò andare in paradiso. Mi capitano troppe cose meravigliose qui sulla terra; non sarebbe giusto mi toccassero anche dopo. Senti che cosa mi è successo.

Egregio signor Papà Gambalunga Smith! Signore: avendo completato gli studi di logica e avendo imparato l'arte di dividere una tesi in capitoli, ho deciso di adottare nelle mie lettere il seguente modello.

Questa è la prima lettera d'amore che io abbia mai scritto. E non è strano che abbia saputo come scriverla?

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