Frasi del libro Il piccolo principe

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 Il Piccolo Principe
di Antoine de Saint-Exupéry
Il piccolo principe

 Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi

Il piccolo principe
Il piccolo principe: frasi, aforismi, frasi celebri e pensieri del Libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry.
Frasi di "Il piccolo Principe", Frasi Libro – Frasi Famose

Titolo: Le Petit Prince
Genere: Racconto
Sottogenere: Fantastico
Lingua originale: Francese
Prima edizione: 06/04/1943
Protagonisti:
il piccolo principe e l'autore,
Antoine de Saint-Exupéry

Frasi dal libro di Antoine de Saint Exupéry - Il Piccolo principe

Capitolo I
Domando scusa ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico è il migliore amico che abbia al mondo al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini, e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame e freddo, e ha molto bisogno di essere consolato. Se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica:

A Léon Werth
Quando era bambino
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo II
Così ho trascorso la mia vita solo, senza nessuno cui poter parlare, fino a sei anni fa quando ebbi un incidente col mio aeroplano, nel deserto del Sahara. Qualche cosa si era rotta nel motore, e siccome non avevo con me né un meccanico né dei passeggeri, mi accinsi da solo a cercare di riparare il guasto. Era una questione di vita o di morte, perché avevo acqua da bere soltanto per una settimana. La prima notte, dormii sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Ero più isolato che un marinaio abbandonato in mezzo all'oceano, su una zattera, dopo un naufragio. Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all'alba da una strana vocetta: «Mi disegni, per favore, una pecora?» 
«Cosa?» 
«Disegnami una pecora». 

Balzai in piedi come se fossi stato colpito da un fulmine. Mi strofinai gli occhi più volte guardandomi attentamente intorno. E vidi una straordinaria personcina che mi stava esaminando con grande serietà. Qui potete vedere il miglior ritratto che riuscii a fare di lui, più tardi. 
Ma il mio disegno è molto meno affascinante 
del modello. 
La colpa non è mia, però.
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo III
Ci misi molto tempo a capire da dove venisse. Il piccolo principe, che mi faceva una domanda dopo l'altra, pareva che non sentisse mai le mie.
Sono state le parole dette per caso che, a poco a poco, mi hanno rivelato tutto. Così, quando vide per la prima volta il mio aeroplano (non lo disegnerò perché sarebbe troppo complicato per me), mi domandò:
«Che cos'è questa cosa?»
«Non è una cosa - vola. È un aeroplano. È il mio aeroplano». Ero molto fiero di fargli sapere che volavo.
Allora gridò:
«Come? Sei caduto dal cielo!»
«Sì», risposi modestamente.
«Ah! Questa è buffa ... »

E il piccolo principe scoppiò in una bella risata che mi irritò. Voglio che le mie disgrazie siano prese sul serio. Poi riprese:
«Allora anche tu vieni dal cielo! Di quale pianeta sei?»
Intravvidi una luce, nel mistero della sua presenza, e lo interrogai bruscamente:
«Tu vieni dunque da un altro pianeta?»
Ma non mi rispose. Scrollò gentilmente il capo osservando l'aeroplano.
«Certo che su quello non puoi venire da molto lontano ... » E si immerse in una lunga meditazione. Poi, tirando fuori dalla tasca la mia pecora, sprofondò nella contemplazione del suo tesoro.
Voi potete bene immaginare come io fossi incuriosito da quella mezza confidenza su «gli altri pianeti». Cercai dunque di tirargli fuori qualche altra cosa:
«Da dove vieni, ometto? Dov'è la tua casa? Dove vuoi portare la mia pecora?»
Mi rispose dopo un silenzio meditativo
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo IV
Avevo così saputo una seconda cosa molto importante! Che il suo pianeta nativo era poco più grande di una casa. Tuttavia questo non poteva stupirmi molto. Sapevo benissimo che, oltre ai grandi pianeti come la Terra, Giove, Marte, Venere ai quali si è dato un nome, ce ne sono centinaia ancora che sono a volte così piccoli che si arriva sì e no a vederli col telescopio. 
Quando un astronomo scopre uno di questi, gli dà per nome un numero. Lo chiama per esempio: "l'asteroide 3251".
Ho serie ragioni per credere che il pianeta da dove veniva il piccolo principe è l'asteroide B 612.
Questo asteroide è stato visto una sola volta al telescopio da un astronomo turco. Aveva fatto allora una grande dimostrazione della sua scoperta.
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo V
Ogni giorno imparavo qualche cosa sul pianeta, sulla partenza, sul viaggio. Veniva da sé, per qualche riflessione. Fu così che al terzo giorno conobbi il dramma dei baobab. Anche questa volta fu merito della pecora, perché bruscamente il piccolo principe mi interrogò, come preso da un grave dubbio:
«È proprio vero che le pecore mangiano gli arbusti?»
«Sì, è vero».
«Ah! Sono contento». Non capii perché era così importante che le pecore mangiassero gli arbusti. Ma il piccolo principe continuò:
«Allora mangiano anche i baobab?»

Feci osservare al piccolo principe che i baobab non sono degli arbusti, ma degli alberi grandi come chiese e che se anche avesse portato con sé una mandria di elefanti, non sarebbe venuto a capo di un solo baobab.
L'idea della mandria di elefanti fece ridere il piccolo principe:
«Bisognerebbe metterli gli uni sugli altri ... »
Ma osservò saggiamente: «I baobab prima di diventare grandi cominciano con l'essere piccoli».
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo VI
Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua piccola vita malinconica. Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti. Ho appreso questo nuovo particolare il quarto giorno, al mattino, quando mi hai detto:
«Mi piacciono tanto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto ... »
«Ma bisogna aspettare ... »
«Aspettare che?»
«Che il sole tramonti...»
Da prima hai avuto un'aria molto sorpresa, e poi hai riso di te stesso e mi hai detto:
«Mi credo sempre a casa mia!...»
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo VII
Al quinto giorno, sempre grazie alla pecora, mi fu svelato questo segreto della vita del piccolo principe. Mi domandò bruscamente, senza preamboli, come il frutto di un problema meditato a lungo in silenzio:
«Una pecora se mangia gli arbusti, mangia anche i fiori?»
«Una pecora mangia tutto quello che trova».
«Anche i fiori che hanno le spine?»
«Sì. Anche i fiori che hanno le spine».
«Ma allora le spine a che cosa servono?»

Non lo sapevo. Ero in quel momento occupatissimo a cercare di svitare un bullone troppo stretto del mio motore. Ero preoccupato perché la mia panne cominciava ad apparirmi molto grave e l'acqua da bere che si consumava mi faceva temere il peggio.
«Le spine a che cosa servono?»
Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda che aveva fatto. Ero irritato per il mio bullone e risposi a casaccio:
«Le spine non servono a niente, è pura cattiveria da parte dei fiori».
«Oh!»
Ma dopo un silenzio mi gettò in viso con una specie di rancore:
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo VIII
Imparai ben presto a conoscere meglio questo fiore. C'erano sempre stati sul pianeta del pic- colo principe dei fiori molto semplici, ornati di una sola raggiera di petali, che non tenevano posto e non disturbavano nessuno. Apparivano un mattino nell'erba e si spegnevano la sera. Ma questo era spuntato un giorno, da un seme venuto chissà da dove, e il piccolo principe aveva sorvegliato da vicino questo ramoscello che non assomigliava a nessun altro ramoscello. Poteva essere una nuova specie di baobab.
Ma l'arbusto cessò presto di crescere e cominciò a preparare un fiore.

Il piccolo principe,
che assisteva alla formazione di un bocciolo enorme, sentiva che ne sarebbe uscita un'apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva più di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde. Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno. Non voleva uscire sgualcito come un papavero. Non voleva apparire che nel pieno splendore della sua bellezza. Eh, sì, c'era una gran civetteria in tutto questo! La sua misteriosa toeletta era durata giorni e giorni. 
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo IX
lo credo che egli approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici. Il mattino della partenza mise bene in ordine il suo pianeta. Spazzò accuratamente il camino dei suoi vulcani in attività. Possedeva due vulcani in attività. Ed era molto comodo per far scaldare la colazione del mattino. E possedeva anche un vulcano spento. Ma, come lui diceva, «non si sa mai» e così spazzò anche il camino del vulcano spento. Se i camini sono ben puliti, bruciano piano piano, regolarmente, senza eruzioni. Le
eruzioni vulcaniche sono come gli scoppi nei caminetti. È evidente che sulla nostra terra noi siamo troppo piccoli per poter spazzare il camino dei nostri vulcani ed è per questo che ci danno tanti guai.

Il piccolo principe strappò anche con una certa malinconia gli ultimi germogli dei baobab. Credeva di non ritornare più. Ma tutti quei
lavori consueti gli sembravano, quel mattino, estremamente dolci. E quando innaffiò per l'ultima volta il suo fiore, e si preparò a metterlo al riparo sotto la campana di vetro, scoprì che aveva una gran voglia di piangere.
«Addio», disse al fiore.
Ma il fiore non rispose.
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo X
Il piccolo principe si trovava nella regione degli asteroidi 325,326,327,328,329 e 330. Cominciò a visitarli per cercare un'occupazione e per istruirsi.
Il primo asteroide era abitato da un re. Il re, vestito di porpora e d'ermellino, sedeva su un trono molto semplice e nello stesso tempo maestoso.
«Ah! ecco un suddito», esclamò il re appena vide il piccolo principe.
E il piccolo principe si domandò:
«Come può riconoscermi se non mi ha mai visto?»

Non sapeva che per i re il mondo è molto semplificato. Tutti gli uomini sono dei sudditi.
«Avvicinati che ti veda meglio», gli disse il re, che era molto fiero di essere finalmente re per
qualcuno.
Il piccolo principe cercò con gli occhi dove potersi sedere, ma il pianeta era tutto occupato dal magnifico manto di ermellino. Dovette rimanere in piedi, ma era tanto stanco che sba- digliò.
«È contro all'etichetta sbadigliare alla pre-senza di un re», gli disse il monarca, «te lo proibisco».
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XI
Il secondo pianeta era abitato da un vanitoso.
«Ah! ah! ecco la visita di un ammiratore», gridò da lontano il vanitoso appena scorse il piccolo principe.
Per i vanitosi tutti gli altri uomini sono degli ammiratori.
«Buon giorno», disse il piccolo principe, «che buffo cappello avete!»
«È per salutare», gli rispose il vanitoso. «È per salutare quando mi acclamano, ma sfortunatamente non passa mai nessuno da queste parti».
«Ah sì?» disse il piccolo principe che non capiva.
«Batti le mani l'una contro l'altra», consigliò perciò il vanitoso.

Il piccolo principe batté le mani l'una contro l'altra e il vanitoso salutò con modestia sollevando il cappello.
«È più divertente che la visita al re», si disse il piccolo principe, e ricominciò a battere le mani l'una contro l'altra. Il vanitoso ricominciò a salutare sollevando il cappello.
Dopo cinque minuti di questo esercizio il piccolo principe si stancò della monotonia del gioco:
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

CapitoloXII
Il pianeta appresso era abitato da un ubriacone. Questa visita fu molto breve, ma immerse il piccolo principe in una grande malinconia.
«Che cosa fai?» chiese all'ubriacone che stava in silenzio davanti a una collezione di bottiglie vuote e a una collezione di bottiglie piene.
«Bevo», rispose, in tono lugubre, l'ubriacone.
«Perché bevi?» domandò il piccolo principe.
«Per dimenticare», rispose l'ubriacone.

«Per dimenticare che cosa?» s'informò il piccolo principe che cominciava già a compiangerlo.
«Per dimenticare che ho vergogna», confessò l'ubriacone abbassando la testa.
«Vergogna di che?» insistette il piccolo principe che desiderava soccorrerlo.
«Vergogna di bere!» e l'ubriacone si chiuse in un silenzio definitivo.
Il piccolo principe se ne andò perplesso.
I grandi, decisamente, sono molto, molto
bizzarri, si disse durante il viaggio.
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XIII
Il quarto pianeta era abitato da un uomo d'affari. Questo uomo era così occupato che non alzò neppure la testa all'arrivo del piccolo principe.
«Buon giorno», gli disse questi. «La vostra sigaretta è spenta».
«Tre più due fa cinque. Cinque più sette: dodici. Dodici più tre: quindici. Buon giorno. Quindici più sette fa ventidue. Ventidue più sei: ventotto. Non ho tempo per riaccenderla. Ventisei più cinque trentuno. Ouf! Dunque fa cinquecento e un milione seicento ventiduemila settecento trentuno».
«Cinquecento milioni di che?»
«Hem! Sei sempre lì? Cinquecento e un milione di. .. non lo so più. Ho talmente da fare!

Sono un uomo serio, io, non mi diverto con delle frottole! Due più cinque: sette ... »
«Cinquecento e un milione di che?» ripeté il piccolo principe che mai aveva rinunciato a una domanda una volta che l'aveva espressa.
L'uomo d'affari alzò la testa:
«Da cinquantaquattro anni che abito in questo pianeta non sono stato disturbato che tre volte. La prima volta è stato ventidue anni fa, da una melolonta che era caduta chissà da dove.
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XIV
Il quinto pianeta era molto strano. Vi era appena il posto per sistemare un lampione e l'uomo che l'accendeva. Il piccolo principe non riusciva a spiegarsi a che potessero servire, spersi nel cielo, su di un pianeta senza case, senza abi- tanti, un lampione e il lampionaio.
Eppure si disse: «Forse quest'uomo è veramente assurdo. Però è meno assurdo del re, del vanitoso, del- l'uomo d'affari e dell'ubriacone. Almeno il suo lavoro ha un senso. Quando accende il suo lampione, è come se facesse nascere una stella in più, o un fiore. Quando lo spegne addormenta il fiore o la stella.

È una bellissima occu
pazione, ed è veramente utile, perché è bella».
Salendo sul pianeta salutò rispettosamente l'uomo:
«Buon giorno. Perché spegni il tuo lampione?» «È la consegna», rispose illampionaio. «Buon giorno».
«Che cos'è la consegna?»
«È di spegnere il mio lampione. Buona sera».
E lo riaccese.
«E adesso perché lo riaccendi?»
«È la consegna».
«Non capisco», disse il piccolo principe.
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XV
Il sesto pianeta era dieci volte più grande. Era abitato da un vecchio signore che scriveva degli enormi libri.
«Ecco un esploratore», esclamò quando scorse il piccolo principe.
Il piccolo principe si sedette sul tavolo ansimando un poco. Era in viaggio da tanto tempo.
«Da dove vieni?» gli domandò il vecchio signore.
«Che cos'è questo grosso libro?» gli chiese il piccolo principe. «Che cosa fate qui?»
«Sono un geografo», disse il vecchio signore.
«Che cos'è un geografo?»
«È un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le città, le montagne e i deserti».

«È molto interessante», disse il piccolo principe, «questo finalmente è un vero mestiere!» E diede un'occhiata tutto intorno sul pianeta del geografo. Non aveva mai visto fino ad ora un pianeta così maestoso.
«È molto bello il vostro pianeta. Ci sono degli oceani?»
«Non lo posso sapere», disse il geografo.
«Ah! (il piccolo principe ne fu deluso) E delle montagne?»
«Non lo posso sapere», disse il geografo.
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XVI
Il settimo pianeta fu dunque la Terra. La Terra non è un pianeta qualsiasi! Ci si contano cento e undici re (non dimenticando, certo, i re negri), sette mila geografi, novecentomila uomini d'affari, sette milioni e mezzo di ubriaconi, trecentododici milioni di vanitosi, cioè due miliardi circa di adulti.
Per darvi un'idea delle dimensioni della Terra, vi dirò che prima dell'invenzione dell'elettricità bisognava mantenere, sull'insieme dei
sei continenti, una vera armata di quattrocentosessantaduemila e cinquecentoundici lampionai per accendere i lampioni.

Visto un po'
da lontano faceva uno splendido effetto. I movimenti di questa armata erano regolati come quelli di un balletto d'opera. Prima c'era il turno di quelli che accendevano i lampioni della Nuova Zelanda e dell'Australia. Dopo di che, questi, avendo acceso i loro lampioni, se ne andavano a dormire. Allora entravano in scena quelli della Cina e della Siberia. Poi anch'essi se la battevano fra le quinte. Allora veniva il turno dei lampionai della Russia e delle Indie. Poi di quelli dell'Africa e dell'Europa. Poi di quelli dell'America del Sud e infine di quelli dell'America del Nord. 
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XVII
Capita a volte, volendo fare dello spirito, di mentire un po'. Non sono stato molto onesto parlandovi degli uomini che accendono i lampioni. Rischio di dare a quelli che non lo conoscono una falsa idea del nostro pianeta. Gli uomini occupano molto poco posto sulla Terra. Se i due miliardi di abitanti che popolano la Terra stessero in piedi e un po' serrati, come per un
comizio, troverebbero posto facilmente in una
piazza di ventimila metri di lunghezza per ventimila metri di larghezza. Si potrebbe ammucchiare l'umanità su un qualsiasi isolotto del Pacifico.

Naturalmente i grandi non vi crederebbero. Si immaginano di occupare molto posto. Si vedono importanti come dei baobab. Consigliategli allora di fare dei calcoli, adorano le cifre e gli piacerà molto. Ma non perdete il vostro tempo con questo pensiero, è inutile, visto che avete fiducia in me.
Il piccolo principe, arrivato sulla Terra, fu molto sorpreso di non vedere nessuno. Aveva già paura di essersi sbagliato di pianeta, quando un anello del colore della luna si mosse nella sabbia.
«Buona notte», disse il piccolo principe a caso. 
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XVIII
Il piccolo principe traversò il deserto e non incontrò che un fiore. Un fiore a tre petali, un piccolo fiore da niente ...
«Buon giorno», disse il piccolo principe.
«Buon giorno», disse il fiore.
«Dove sono gli uomini?» domandò il piccolo principe. Un giorno il fiore aveva visto passare una carovana:
«Gli uomini? Ne esistono, credo, sei o sette.
Li ho visti molti anni fa. Ma non si sa mai dove trovarli. Il vento li spinge qua e là. Non hanno radici, e questo li imbarazza molto».
«Addio», disse il piccolo principe.
«Addio», disse il fiore
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XIX
Il piccolo principe fece l'ascensione di un'alta montagna. Le sole montagne che avesse mai visto erano i tre vulcani che gli arrivavano alle ginocchia. E adoperava il vulcano spento come uno sgabello. «Da una montagna alta come questa», si disse perciò, «vedrò di colpo tutto il pianeta, e tutti gli uomini. .. » Ma non vide altro che guglie di roccia bene affilate.
«Buon giorno», disse a caso.
«Buon giorno ... buon giorno ... buon giorno ... » rispose l'eco.

«Chi siete?» disse il piccolo principe.
«Chi siete? .. chi siete? .. chi siete? .. » rispose l'eco.
«Siate miei amici, io sono solo» disse.
«lo sono solo ... io sono solo ... io sono solo ... » rispose l'eco.
Che buffo pianeta, pensò allora, è tutto secco, pieno di punte e tutto salato. E gli uomini mancano d'immaginazione. Ripetono ciò che loro si dice ... Da me avevo un fiore e parlava sempre per primo ...
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XX 
Ma capitò che il piccolo principe, avendo camminato a lungo attraverso le sabbie, le rocce e le nevi, scoperse alla fine una strada. E tutte le strade portavano verso gli uomini.
«Buon giorno», disse. Era un giardino fiorito di rose.
«Buon giorno», dissero le rose.
Il piccolo principe le guardò. Assomigliavano tutte al suo fiore.
«Chi siete?» domandò loro stupefatto il piccolo principe.
«Siamo delle rose», dissero le rose.
«Ah!» fece il piccolo principe.

E si sentì molto infelice. Il suo fiore gli aveva raccontato che era il solo della sua specie in tutto l'universo. Ed ecco che ce n'erano cinquemila, tutte simili, in un solo giardino.
«Sarebbe molto contrariato», si disse, «se vedesse questo ... Farebbe del gran tossire e fingerebbe di morire per sfuggire al ridicolo. Ed io dovrei far mostra di curarlo, perché se' no, per umiliarmi, si lascerebbe veramente morire ... »
E si disse ancora: «Mi credevo ricco di un fiore unico al mondo, e non possiedo che una qualsiasi rosa. 
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XXI
In quel momento apparve la volpe. «Buon giorno», disse la volpe.
«Buon giorno», rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
«Sono qui», disse la voce, «sotto al melo ... »
«Chi sei?» domandò il piccolo principe. «Sei molto carino ... »
«Sono una volpe», disse la volpe.
«Vieni a giocare con me», le propose il piccolo principe, «sono così triste ... »
«Non posso giocare con te», disse la volpe, «non sono addomesticata».
«Ah! scusa», fece il piccolo principe.

Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
«Che cosa vuoI dire "addomesticare"?»
«Non sei di queste parti, tu», disse la volpe, «che cosa cerchi?»
«Cerco gli uomini», disse il piccolo principe.
«Che cosa vuoI dire "addomesticare"?»
«Gli uomini», disse la volpe, «hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?»
«No», disse il piccolo principe. «Cerco degli amici. Che cosa vuoI dire "addomesticare"?»
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XXII
«Buon giorno», disse il piccolo principe.
«Buon giorno», disse il controllore.
«Che cosa fai qui?» domandò il piccolo principe.
«Smisto i viaggiatori a mazzi di mille», disse il controllore. «Spedisco i treni che li trasportano, a volte a destra, a volte a sinistra».
E un rapido illuminato, rombando come il tuono, fece tremare la cabina del controllore.
«Hanno tutti fretta», disse il piccolo principe.

«Che cosa cercano?»
«Lo stesso macchinista lo ignora», disse il controllore.
Un secondo rapido illuminato sfrecciò nel senso opposto.
«Ritornano di già?», domandò il piccolo principe.
«Non sono gli stessi», disse il controllore. «È uno scambio».
«Non erano contenti là dove stavano?»
«Non si è mai contenti dove si sta», disse il controllore.
E rombò il tuono di un terzo rapido illuminato.
«Inseguono i primi viaggiatori?» domandò il piccolo principe.
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XXIII
«Buon giorno», disse il piccolo principe.
«Buon giorno», disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete ... Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
«Perché vendi questa roba?» disse il piccolo principe.
«È una grossa economia di tempo», disse il mercante. «Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatré minuti alla settimana».
«E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?»
«Se ne fa quel che si vuole ... »
«lo», disse il piccolo principe, «se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana ... »
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XXIV
Eravamo all'ottavo giorno della mia panne nel deserto, e avevo ascoltato la storia del mercante bevendo l'ultima goccia della mia provvista d'acqua:
«Ah!» dissi al piccolo principe, «sono molto graziosi i tuoi ricordi, ma io non ho ancora riparato il mio aeroplano, non ho più niente da bere, e sarei felice anch'io se potessi camminare adagio adagio verso una fontana!»
«Il mio amico la volpe mi disse ... »
«Caro il mio ometto, non si tratta più della volpe!»
«Perché?»
«Perché moriremo di sete ... »

Non capì il mio ragionamento e mi rispose:
«Fa bene l'aver avuto un amico, anche se poi si muore. lo, io sono molto contento d'aver avuto un amico volpe ... »
Non misura il pericolo, mi dissi. Non ha mai né fame, né sete. Gli basta un po' di sole ...
Ma mi guardò e rispose al mio pensiero:
«Anch'io ho sete ... cerchiamo un pozzo ... »
Ebbi un gesto di stanchezza: è assurdo cercare un pozzo, a caso, nell'immensità del deserto. Tuttavia ci mettemmo in cammino.
Dopo aver camminato per ore in silenzio,
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XXV
«Gli uomini», disse il piccolo principe, «si imbucano nei rapidi, ma non sanno più che cosa cercano. Allora si agitano, e girano intorno a se stessi ... »
E soggiunse:
«Non vale la pena ... »
Il pozzo che avevamo raggiunto non assomigliava ai pozzi sahariani.
I pozzi sahariani sono dei semplici buchi scavati nella sabbia. Questo assomigliava a un pozzo di villaggio. Ma non c'era alcun villaggio intorno, e mi sembrava di sognare.

«È strano», dissi al piccolo principe, «è tutto pronto: la carrucola, il secchio e la corda ... »
Rise, toccò la corda, mise in moto la carrucola. E la carru cola gemette come geme una vecchia banderuola dopo che il vento ha dormito a lungo.
«Senti», disse il piccolo principe, «noi svegliamo questo pozzo e lui canta ... »
Non volevo che facesse uno sforzo.
«Lasciami fare», gli dissi, «è troppo pesante per te».
Lentamente issai il secchio fino all'orlo del pozzo. Lo misi bene in equilibrio. Nelle mie orecchie perdurava il canto della carrucola.
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry 

Capitolo XXVI
C'era a fianco del pozzo un vecchio muro di pietra in rovina. Quando ritornai dal mio lavoro, l'indomani sera, vidi da lontano il mio piccolo principe che era seduto là sopra, le gambe penzoloni. Lo udii che parlava.
«Non te ne ricordi più?» diceva, «non è proprio qui!»
Un'altra voce senza dubbio gli rispondeva, perché egli replicò:
«Sì! sì! è proprio questo il giorno, ma non è qui il luogo ... »

Continuai il mio cammino verso il muro. Non vedevo, né udivo ancora l'altra persona. Tuttavia il piccolo principe replicò di nuovo:
« ... Sicuro. Verrai dove incominciano le mie tracce nella sabbia. Non hai che da attendermi là. Ci sarò questa notte».
Ero a venti metri dal muro e non vedevo ancora nulla.
Il piccolo principe disse ancora, dopo un silenzio:
«Hai del buon veleno? Sei sicuro di non farmi soffrire troppo tempo?»
Mi arrestai, il cuore stretto, ma ancora non capivo.
«Ora vattene», disse, «voglio ridiscendere!»
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Capitolo XXVII
Ed ora, certo, sono già passati sei anni. Non ho ancora mai raccontata questa storia. Gli amici che mi hanno rivisto erano molto contenti di rivederrni vivo. Ero triste, ma dicevo:
«È la stanchezza ... » Ora mi sono un po' consolato. Cioè ... non del tutto. Ma so che è ritornato nel suo pianeta, perché al levar del giorno non ho ritrovato il suo corpo. Non era un corpo molto pesante... E mi piace la notte
ascoltare le stelle. Sono come cinquecento milioni di sonagli ...
Ma ecco che accade una cosa straordinaria.

Alla museruola disegnata per il piccolo principe, ho dimenticato di aggiungere la correggia di cuoio! Non avrà mai potuto mettere la museruola alla pecora. Allora mi domando:
«Che cosa sarà successo sul suo pianeta?
Forse la pecora ha mangiato il fiore ... »
Tal altra mi dico: «Certamente no! Il piccolo principe mette il suo fiore tutte le notti sotto la sua campana di vetro, e sorveglia bene la sua pecora ... » Allora sono felice. E tutte le stelle ridono dolcemente.
Tal altra ancora mi dico: «Una volta o l'altra si distrae e questo basta! Ha dimenticato una sera la campana di vetro, oppure la pecora è uscita  senza far rumore durante la notte...» Allora i sonagli si cambiano tutti in lacrime!
Dal libro Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Traduzione di Nini Bompiani Bregoli

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