Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

folletto
La fiaba dello gnomo
di Arturo Craf

In tempi lontani lontani, nel profondo grembo della terra, sotto un monte dirupato e selvoso, viveva uno gnomo. Viveva tutto solo da tempo immemorabile, in ampie e profonde caverne dalle quali non era mai uscito, nè pensava si potesse uscire.
Il sole non penetrava fin laggiù, ma tuttavia buio completo non era, perchè mucchi enormi di pietre preziose gettavano barbagli sulle pareti d'oro e d'argento. Lo gnomo, solo padrone di ogni cosa, spesso s'annoiava e, seduto sopra qualcuno di quei mucchi
di ghiaia preziosa, sbadigliava per ore e ore di seguito fino a slogarsi le mascelle.
Ma ecco che un giorno, quale ne fosse la causa non si sa, avvenne sotto il monte, nella più remota parte di quelle spelonche, un impetuoso e grandissimo terremoto, con trombe d'aria e fracasso terribile.
Accorse lo gnomo, e trovò che in fondo a uno di quegli anfratti erano crollate le pareti e le volte, e si era aperta una via verso l'alto. Spinto dalla curiosità incominciò a salire verso un filo di luce. Il piccolo uomo non aveva mai sospettato che sopra le sue caverne ci fosse un mondo diverso.
Dopo una faticosa ascesa, giunse alla fenditura e di lì si portò sul ciglio di un masso che sporgeva in fuori. Era una gioconda, limpida, radiosa mattina del mese di giugno, e a tutta prima, pel grande barbaglio della nuova luce, lo gnomo non potè veder nulla; ma dopo qualche istante... oh, che cosa vide dopo qualche istante lo gnomo! Vide l'azzurro immenso del cielo e alcune nuvolette bianche e leggere che nuotavano nell'azzurro. Vide una distesa pianura, variata di campi, di casali, di boschi, rigata da torrenti e da fiumi. Vide più lungi il mare lucido e sconfinato, e una larga spiaggia arenosa in semicerchio, e alcune punte di scogli
rugginosi che si protendevano nell'onde, orlati al piede di candide schiume.
Rimase lo gnomo un gran pezzo immobile, con gli occhi sgranati, con le mani in grembo, poi cominciò a ridere d'un piccolo riso come di fanciullo, e mentre rideva, due Iucciconi gli scendevano per le guance, e si perdevano nel folto di quella sua gran
barba austera, lunga tre spanne. Sentì la carezza d'un venticello fresco che veniva dal mare, e udì, dietro di sè, stormire la selva, e infiniti uccelletti far festa. Scorse ai suoi piedi alcuni fioretti, e li colse, e sentì che avevano assai buon odore. Adocchiò una fragoletta, e se la mise in bocca: era assai dolce. E di nuovo si mise a ridere d'un piccolo riso come di fanciullo, egli che aveva tanto vissuto e non sapeva il numero dei suoi anni.

Leggi le Fiabe per Bambini

Se vuoi leggere le Poesie di Arturo Graf Clicca qui

Potrebbero interessarti