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Libro Secondo
Favole di Fedro
Il giovenco, il leone e il cacciatore

Ci stava, sopra un giovenco disteso morto, il leone.
Un cacciatore si accosta e ne reclama una parte.
«Te la darei» gli risponde, «se non avessi per uso
tu di pigliarla da solo». E caccia quello sfrontato.
Viene, per caso, in quel luogo stesso, a passarci un pacifico
viaggiatore, e veduta la bdva, fa dietrofront
e si ritira in buon ordine. Ma, calmo calmo, il leone:
«Non spaventarti: la parte, quella che spetta alla tua
moderazione, puoi prenderla tranquillo». Taglia il suo pezzo
di carne ed entra nel bosco per dargli libero il passo.

Esempio invero bellissimo, degno di lode; però
ricco è, di regola, l'avido, povero l'uomo discreto.

Iuvencus, leo et praedator
Super iuvencum stabat deiectum leo.
Praedator intervenit, partem postulans.
«darem» inquit «nisi soleres per te sumere»;
et improbum reiecit. Forte innoxius
viator est deductus in eundem locum,
feroque viso rettulit retro pedem.
Cui placidus ille «non est quod timeas» ait,
«et quae debetur pars tuae modestiae
audacter tolle». Tunc diviso tergore
silvas petivit, homini ut accessum daret.

Exemplum egregium prorsus et laudabile;
verum est aviditas dives et pauper pudor.