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Libro primo 
Favola di Fedro
L'asino e il cinghiale

Gli sciocchi, il più delle volte, quando si sforzan
di far dello spirito, con villania grossolana
feriscono gli altri, e si mettono in serio pericolo.
«Buon dì, fratello», motteggia un asinello, scontrandosi
con il cinghiale. La fiera se l'ha per male, ricusa
l'omaggio, e chiede perché voglia in tal modo mentire. 
L'asino sfodera il membro: «Se dici che io non somiglio
a te, somiglia per certo, questo, al tuo ceffo». Rattiene
l'ira il cinghiale nell'atto di sferrare l'assalto 
a modo suo. « La vendetta non mi sarebbe difficile: 
ma non mi voglio, col sangue d'un infingardo, insozzare». 

Asinus inridens aprum
Plerumque stulti, risum dum captant levem,
gravi destringunt alios contumelia,
et sibi nocivum concitant periculum.
Asellus apro cum fuisset obvius,
«alve» inquit «frater». Ille indignans repudiat
officium, et quaerit cur sic mentiri velit.
Asinus demisso pene 'Similem si negas
tibi me esse, certe simile est hoc rostro tuo'.
Aper, cum vellet facere generosum impetum,
repressit iram et  «facilis vindicta est mihi:
sed inquinari nolo ignavo sanguine.»