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Libro secondo
Favola di Fedro
L'aquila, la gatta e la scrofa selvatica

L'aquila in cima a una quercia appese il nido: la gatta,
trovato un buco a metà, vi fece dentro i gattini:
alla radice i suoi nati pose la scrofa dei boschi.
La vicinanza fortuita, con frode e con maliziosa
scelleratezza, in tal modo la gatta allora scompiglia.
Salita al nido dell'aquila: «A te», le dice, «e forse anche,
misera, a me, che rovina ci si prepara! La scrofa,
laggiù, che vedi ogni giorno scavar la terra, insidiosa
cerca di sradicar l'albero, perché ella possa, a suo comodo,
caduti al suolo, mangiarsi i miei figliuoli ed i tuoi».
Terrorizzata che l'ebbe, messole il cuore in subbuglio,
sdrucciola giù nel covile del setoloso cinghiale
e: «Quale grave pericolo», dice, «minaccia i tuoi piccoli!
Appena fuori, a pastura, sarai col tenero branco,
l'aquila piomba, già pronta, sui porcellini a rapirteli».
Sparso il timore anche lì, torna al suo buco la perfida,
e vi si tiene al sicuro. Dopo che intorno, la notte,
si aggira in punta di piedi, quando si è ben satollata,
lei con la prole al completo, sta tutto il giorno all'agguato,
come se avesse paura chissà di che. Nel timore
che non rovini la pianta, l'aquila resta fra i rami:
ad evitar la rapina sta rintanata la scrofa.
Per tagliar corto, coi figli muoiono entrambe di fame,
ed iilla gatta e ai gattini un lauto cibo apparecchiano.

Quanto sia il male che spesso provoca l'uomo che è doppio,
quelli che sono dei creduli sciocchi qui n'hanno l'esempio.-

Aquila, feles et aper
Aquila in sublimi quercu nidum fecerat;
feles, cavernam nancta in media, pepererat;
Sus nemoris cultrix fetum ad imam posuerat.
Tum fortuitum feles contubernium
fraude et scelesta sic evertit malitia.
Ad nidum scandit volucris: "Pernicies" ait
"tibi paratur, forsan et miserae mihi.
nam, fodere terram quod vides cotidie
aprum insidiosum, quercum vult evertere,
ut nostram in plano facile progeniem opprimat".
Terrore offuso et perturbatis sensibus
derepit ad cubile saetosae suis:
"Magno" inquit "in periclo sunt nati tui.
nam, simul exieris pastum cum tenero grege,
aquila est parata rapere porcellos tibi".
Hunc quoque timore postquam complevit locum,
dolosa tuto condidit sese cavo.
Inde evagata noctu suspenso pede,
ubi esca sese explevit et prolem suam,
pavorem simulans prospicit toto die.
Ruinam metuens aquila ramis desidet;
aper rapinam vitans non prodit foras.
Quid multa? Inedia sunt consumpti cum suis,
felisque catulis largam praebuerat dapem.

Quantum homo bilinguis saepe concinnet mali,
documentum habere stulta credulitas potest.

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