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Libro secondo
Favola di Fedro
L'aquila e la cornacchia

Nessuno contro i potenti si arma mai troppo: se poi
un consigliere malvagio si aggiunga per soprappiù,
crolla ciò tutto che assaltano la cattiveria e la forza.
Si porta l'aquila in aria una testuggine. Quella
nel guscio della sua casa ritira il corpo, né v'era
modo, cosìrannicchiata, che si potesse colpirla.
Venne pel cielo, e volandole rasente: «È ghiotto assai» disse
una cornacchia, «il boccone che con gli artigli hai ghermito:
ma temo, se non t'insegno come ti debba condurre,
che senza pro ti affatichi con l'eccessivo fardello».
Certa che avrà la sua parte, la persuade che scagli
dall'alto cielo sopra una roccia il durissimo nicchio,
e, frantumato che sia, mangi a suo agio la carne.
Segue, convintasi, l'aquila gli astuti suggerimenti,
e lautamente di cibo la sua maestra regala.
Così colei che protetta fu dalla stessa natura,
impari a reggere a due, miseramente perì.

Aquila et cornix
Contra potentes nemo est munitus satis;
si vero accessit consiliator maleficus,
vis et nequitia quicquid oppugnant, ruit.
Aquila in sublime sustulit testudinem.
Quae cum abdidisset cornea corpus domo,
nec ullo pacto laedi posset condita,
venit per auras cornix, et propter volans:
"Opimam sane praedam rapuisti unguibus;
sed, nisi monstraro quid sit faciendum tibi,
gravi nequiquam te lassabit pondere."
promissa parte suadet ut scopulum super
altis ab astris duram inlidat corticem,
qua comminuta facile vescatur cibo.
Inducta verbis aquila monitis paruit,
simul et magistrae large divisit dapem.
sic tuta quae Naturae fuerat munere,
impar duabus, occidit tristi nece.