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Libro primo 
Favola di Fedro
Il vecchio leone, il cinghiale, il toro e l'asino

Chiunque abbia perduto il suo passato decoro,
nella sventura in cui cade, anche dei vili è ludibrio.

Ormai disfatto dagli anni, e privo ormai d'ogni forza,
n n per rendere l'anima, giaceva in terra il leone.
Di corsa, con le sue zanne viene il cinghiale, e a morsi
vendetta fa di una vecchia ingiuria. Subito il toro
con le terribili coma trapassa il corpo al nemico.
L'asino, visto che impunemente si offende la belva,
gli spezza a calci la fronte. Ed il leone, morendo:
«A malincuore ho sofferto che mi oltraggiassero i forti:
ma col dover sopportare che tu, l'obbrobrio della natura,
m'insulti, due volte pare a me di morire».

Leo senex, aper, taurus et asinus
Quicumque amisit dignitatem pristinam,
ignavis etiam iocus est in casu gravi.

Defectus annis et desertus viribus
leo cum iaceret spiritum extremum trahens,
aper fulmineis spumans venit dentibus,
et vindicavit ictu veterem iniuriam.
Infestis taurus mox confodit cornibus
hostile corpus. Asinus, ut vidit ferum
impune laedi, calcibus frontem extudit.
At ille exspirans: «Fortis indigne tuli
mihi insultare: Te, naturae dedecus,
quod ferre certe cogor bis videor mori.»

 

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