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Libro primo
Le più belle Favole di Fedro
Il passero che dà consigli alla lepre

È il non badare a se stessi, e dar consigli agli estranei,
una stoltezza: e lo voglio con pochi versi mostrare.
Diceva il passero a una lepre acchiappata dall'aquila,
e che levava alti guai: «O dov'è dunque» schemendola,
«la sì famosa sveltezza? De' piedi tuoi che n'è stato?».
Mentre egli ciancia, un rapace all'insaputa lo acciuffa,
e lo fa fuori che strilla chiedendo invano mercé.
Mezzo accoppato, illeprotto: «Ecco che muoio più allegro!
Testé, sicuro, alle mie disavventure irridevi,
ora, con lacrime identiche, deplori tu la tua sorte».

Passer ad leporem consiliator

Sibi non cavere et aliis consilium dare
stultum esse paucis ostendamus uersibus.

Oppressum ab aquila, fletus edentem graves,
leporem obiurgabat passer «Ubi pernicitas
nota»inquit «illa est? Quid ita cessarunt pedes?»
Dum loquitur, ipsum accipiter necopinum rapit
questuque vano clamitantem interficit.
Lepus semianimus «mortis en solacium:
qui modo securus nostra inridebas mala,
simili querella fata deploras tua.»

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