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Libro primo
Favola di Fedro
Il nibbio e le colombe

Chi per venirne protetto si affida all'uomo malvagio,
mentre ne chiede l'aiuto, trova la propria rovina.

Poiché eran già le colombe sfuggite al nibbio più d'una 
volta, e avevano colla rapidità delle penne
scansata a volo la morte, volse la mente agli inganni
e a tale laccio il rapace colse l'inerme famiglia.
«Perché volete piuttosto vivere in ansia la vita
che, stretta lega fra noi, çrearmi re», disse loro,
«che vi tuteli contro ogni soperchieria?». Fiduciose,
esse si mettono in mano al nibbio: ma non appena
ottiene il regno, comincia una per una a mangiarsele,
e col terribile artiglio a esercitare il comando.
E una delle superstiti: «Paghiamo: e bene ci sta,
a noi che abbiamo affidato la vita a un tale predone».

Miluum  et columbe
Qui se committit homini tutandum improbo,
auxilia dum requirit, exitium invenit.

Columbae saepe cum fugissent milvum,
et celeritate pinnae vitassent necem,
consilium raptor vertit ad fallaciam,
et genus inerme tali decepit dolo:
«quare sollicitum potius aevum ducitis
quam regem me creatis icto foedere,
qui vos ab omni tutas praestem iniuria?»
Illae credentes tradunt sese milvo.
Qui regnum adeptus coepit vesci singulas,
et exercere imperium saevis unguibus.
Tunc de reliquis una «merito plectimur.
huic spiritum praedoni quae commisimus.»