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Libro secondo
Favola di Fedro
Il cervo e i buoi

Si butta un cervo, stanato dai nascondigli del bosco,
per isfuggire alla morte - lo incalzano i cacciatori -
folle di panico, in una cascina, lì, dei paraggi,
e balza dentro la stalla che trova aperta in buon punto.
Lo vede che vi si appiatta, e: «Che hai tu fatto, infelice,
che da te stesso alla morte ti vieni a mettere in mano»,
gli dIce un bove, «e la tua vIta l affIdI alla casa
degli uomini?». E supplichevole il cervo: «Abbiatemi voi,
finché fa giorno, pietà; succederà poi la notte:
quando ne avrò l'occasione di nuovo ftlerò fuori».
Porta lo strame il bifolco; non vede nulla di nulla.
Vengono, vanno, di volta in volta, tutti i villani:
non se ne accorge nessuno. Anche il fattore ci passa:
neppure lui se n'avvede. Allora, tutto contento,
ai bovi che si riposano si mette il cervo a dir grazie
che in quel terribile caso gli abbiano dato ricovero.
E uno: «Salvo, di certo, desideriamo vederti:
ma se ci viene colui, qui, che possiede cento occhi,
allora sì la tua vita correrà serio pericolo».
Fra queste ciance, dal pranzo torna il padrone in persona:
-aveva visto che i buoi eran smagriti, poc' anzi -;
si accosta alla mangiatoia: «Perché il mangime è sì scarso
e la lettiera difetta? E qui, me sforzo sarebbe
togliere le ragnatele?». Nel mentre osserva ogni cosa,
anche gli danno nell'occhio le lunghe corna del cervo.
Manda a chiamare i villani, lo fa senz' altro ammazzare
e se ne va con la preda.

Ha questo succo, la favola:
che vede meglio d'ogni altro, nei propri affari, il padrone.

Cervus ad boves
Cervus nemorosis excitatus latibulis,
ut venatorum effugeret instantem necem,
caeco timore proximam villam petit,
et opportuno se bovili condidit.
Hic bos latenti:"Quidnam voluisti tibi,
infelix, ultro qui ad necem cucurreris,
hominumque tecto spiritum commiseris?"
at ille supplex "Vos modo" inquit "'parcite:
occasione rursus erumpam data".
Spatium diei noctis excipiunt vices;
frondem bubulcus adfert, nil adeo videt:
eunt subinde et redeunt omnes rustici,
nemo animadvertit: transit etiam vilicus,
nec ille quicquam sentit. Tum gaudens ferus
bubus quietis agere coepit gratias,
hospitium adverso quod praestiterint tempore.
Respondit unus "Salvum te cupimus quidem,
sed, ille qui oculos centum habet si venerit,
magno in periclo vita vertetur tua".
Haec inter ipse dominus a cena redit;
et, quia corruptos viderat nuper boves,
accedit ad praesaepe: 'Cur frondis parum est?
stramenta desunt. tollere haec aranea
quantum est laboris?' dum scrutatur singula,
cervi quoque alta conspicatur cornua;
quem convocata iubet occidi familia,
praedamque tollit.

Haec significat fabula
dominum videre plurimum in rebus suis.