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Da Tempi di Duilio Paiano 
Prematura scomparsa di Vincenzo Rubino 

Grazie Enzo, faeto non ti scorderà 
Studioso della linguafrancoprovenzale, «inventore» del Museo etnografico
Faeto è certamente più povera da quando Enzo Rubino ci ha lasciati, lo scorso 1 luglio, dopo quattro mesi di lotta contro una malattia impietosa durante i quali si è battuto da par suo, con determinazione, con la speranza e la serenità che trasparivano dal suo sguardo sempre vigile e attento, non potendo servirsi della parola. Se n'è andato proprio lui che sembrava incrollabile, imbattibile, quasi una quercia di cultura e saggezza che il destino ha voluto quale custode della
storia e della civiltà faetane.
Il senso di disorientamento, di sgomento e di vuoto che ha accompagnato la sua scomparsa sarà difficile da ricacciare indietro, da superare.
Perché Enzo non è stato soltanto lo studioso ed il cantore di Faeto (passioni, del resto, ereditate dal papà Leonardo): Enzo si è identificato con Faeto.

Capace di coniugare passione e razionalità, vis dialettica e intuizione, approfondimento e senso della divulgazione, aveva adottato questa straordinaria civiltà francoprovenzale che dal XIV secolo ha segnato le origini di Faeto e ne ha accompagnato fino ai nostri giorni la vicenda civile e umana.
La sua attività si è sempre sviluppata su due linee operative parallele tra di loro: da un lato lo studio, la ricerca per conoscere sempre più e meglio il franco-provenzale come civiltà e come lingua; dall'altro privilegiando la necessità che i risultati delle sue ricerche fossero messi a disposizione della collettività, soprattutto dei più giovani. Enzo Rubino aveva intuito che senza il doppio binario della ricerca e della conoscehza tutto sarebbe rimasto fine a se stesso, sarebbe risultata un'operazione di sterile esercitazione culturale e d'élite.
Da questo convincimento è scaturita la sua straordinaria attività pubblicistica, sfociata negli ultimi anni nella cura di un «Glossario», di un «Dizionario» e di una «Grammatica» francoprovenzali che acquistano oggi, dopo la sua scomparsa, un'importanza ancor più rilevante: si offrono come capisaldi per tutti coloro che, nel tempo, abbiano voglia e inte.resse a proseguire la conoscenza e lo studio di una storia così significativa e singolare. Se n'è occupato all'interno dello «Sportello linguistico», di cui è stato il responsabile, lodevolmente istituito dall'Amministrazione comunale in collaborazione con la Regione Puglia e l'Università di Foggia.
Ma di Enzo vogliamo anche ricordare: «Lo cunt di Tatò:n I racconti del nonno» scritto a quattro mani con il papà Leonardo nel 1987; «Il lavoro nella comunità faetana - La raccolta del grano», del 1988;«Lo pagia:r(i pagliai) di Faeto e Celle San Vito», 1989;«Proverbi e modi di dire in francoprovenzale di Faeto»,1994; «Celle San Vito, coloniafrancoprovenzale di Capitanata», 1996;«Dal mulo al trattore - Documenti della civiltà contadina e artigianale francoprovenzale nel Subappennino da uno meridionale riscontrabili nel Museo etnografico con sede in Faeto», 1999; «Crux viatoris e un Verbum Caro di Faeto, ovvero le ventiquattro ore della passione di Gesù», 2000.

L'impegno a 360 gradi per la valorizzazione della civiltà e della cultura francoprovenzali ha trovato riscontro anche nella sua presidenza della sezione di Faeto e Celle San Vito dell'Archeoclub d'Italia, nella «invenzione» e nello sviluppo continuo del Museo etnografico di Faeto, ospitato nelle storica sede della «Casa del Capitano»; una creatura, quest'ultima, costruita pezzo per pezzo, attraverso una certosina e tenace opera di ricerca nelle campagne e nelle masserie del territorio e per la quale ha anche curato la pubblicazione di una «guida» ragionata. Ha ideato e promosso la costruzione di un pagliaio nel centro abitato di Faeto, testimonianza e simbolo della civiltà contadina; ha restituito alla comunità faetana la Crux viatoris di via Castelluccio Valmaggiore, in contrada «Le Cesi».
Questa., sia, pure per sommi capi, la sintesi di un fervore culturale che, a sua volta, è la palese «confessione» dell' amore sviscerato e della passione che Enzo ha coltivato per Faeto, sempre impegnato a farlo conoscere ed apprezzare anche lontano dai confini del borgo.
Ma c'è anche un lato umano di Enzo Rubino che va esaltato con altrettanta evidenza: il senso dell' amicizia e dell' accoglienza incondizionate che sapeva profondere nelle relazioni con il prossimo; la squisita ospitalità che ha sempre accompagnato i suoi gesti e le sue azioni e che ha conquistato alla causa di Faeto centinaia di estimatori di ogni parte della Capitanata e d'Italia.
Ora che Enzo non c'è più diventa ineludibile che tutti insieme ci si dia da fare perchè il suo patrimonio umano, culturale, di studi e di ricerche non vada perduto. A cominciare dal Museo etnografico. Occorre che ci si metta insieme per elaborare un progetto duraturo nel tempo che parta dall' eredità lasciata da Enzo e serva non soltanto a perpetuarne la memoria, ma anche a sviluppare l'idea vincente di una Faeto che, partendo dalla singolare e luminosa storia, si proietti
verso un futuro attivo e produttivo che sappia ricompensare i suoi giovani e ne impedisca l'allontanamento dal territorio.
In questa doverosa operazione, ci aspettiamo che l'Amministrazione comunale svolga un ruolo determinante di promozione e di catalizzazione, coinvolgendo associazioni, enti, amici, estimatori, la famiglia di Enzo.
Un semplice e sterile ricordo di routine non solo non sarebbe apprezzato da Enzo, ma servirebbe poco a tramutare un evento negativo quale la sua dipartita in un impulso creativo ed operativo funzionale allo sviluppo di questo incantevole borgo francoprovenzale
Il Provenzale
Periodico della minoranza francoprovenzale
di Faeto e Celle di San Vito
Anno XXXI, n. 46 -Agosto 2008